Undici anni fa Miriam Marzura arrivava a Vienna per restarci solo qualche mese. Oggi ha 38 anni, lavora come curatrice in una galleria d’arte e da poco è diventata madre. Nel mezzo, una scelta che non era stata pianificata ma che si è trasformata in una vita: “Quando sono partita non pensavo di restare così a lungo. Poi ho costruito tutto qui: lavoro, relazioni, stabilità”, racconta a ilfattoquotidiano.it. Non una fuga improvvisa, ma un percorso che, passo dopo passo, diventa difficile da invertire.

All’inizio c’è il lavoro. Miriam arriva in Austria senza reti, senza conoscenze e con qualche difficoltà linguistica. “Ho mandato un curriculum, mi hanno chiamata per un colloquio. Già questo mi è sembrato significativo: mi hanno dato una possibilità”. Un dettaglio che racconta molto del sistema. “Non è il paradiso, anche qui il settore culturale non è tra i meglio pagati. Però lo stipendio è buono e soprattutto i contratti sono diversi: quasi tutti partono con l’indeterminato”. Il confronto con l’Italia emerge subito, anche senza essere esplicito. “Alcune volte ho avuto l’impressione che il sistema italiano fosse molto legato alle conoscenze. Qui non è perfetto, ma è più facile entrare anche senza agganci”. E poi ci sono le condizioni di lavoro: “Gli straordinari vengono riconosciuti. Non devo lavorare 60 ore con un contratto da 40. Sono cose che dovrebbero essere banali, ma in realtà non lo sono”.