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il Lun, 05/25/2026 - 08:30

È l’ipotesi avanzata da Andrea Ferrara su Science, in seguito a una pubblicazione su The Open Journal of Astrophysics. Osservata dal telescopio spaziale James Webb, sarebbe una stella con una massa almeno 250 volte superiore a quella del nostro Sole, esplosa meno di 300 milioni di anni dopo il Big Bang.

PISA, 25 maggio 2026. Capotauro, una minuscola macchia rossa in mezzo alle galassie brillanti dell’universo primordiale sulla cui natura si stanno interrogando gli astrofisici di tutto il mondo, sarebbe una supernova a instabilità di coppia, ovvero una stella che ha subito una catastrofica esplosione.

È l’ipotesi avanzata dal professor Andrea Ferrara alla rivista Science, che lo ha intervistato in merito a una recente pubblicazione su The Open Journal of Astrophysics dello stesso Ferrara e del suo team di ricerca. Capotauro è un misterioso oggetto celeste scoperto dal telescopio spaziale James Webb Space Telescope, chiamato così dall’astrofisico Giovanni Gandolfi che per primo l’ha identificato donandogli il nome di un monte della propria regione, l’Emilia Romagna. Attualmente gli astronomi cercano di spiegarne la natura in due modi: Capotauro potrebbe essere la galassia primordiale più distante mai osservata, che brilla meno di 100 milioni di anni dopo il Big Bang, molto prima di quanto i teorici ritenessero possibile, oppure essere una nana bruna estremamente fredda, cioè una stella fallita delle dimensioni di Giove, che brilla debolmente nell’infrarosso mentre attraversa la Via Lattea.