Ospite del De Core Podcast, la discografica analizza la musica di oggi, bocciando l'uso dell'autotune e del rap senza contenuti, e racconta i retroscena su Nannini e Ferro
Quando Mara Maionchi decide di analizzare lo stato di salute della musica italiana, lo fa eliminando qualsiasi filtro diplomatico. La sua lunga esperienza nella discografia le permette di esprimere giudizi che, seppur taglienti, fotografano spesso una realtà condivisa da molti. Durante una recente intervista rilasciata al De Core Podcast, la produttrice ha offerto una panoramica lucidissima sulle tendenze attuali, partendo dal recente exploit di Sal Da Vinci, trionfatore a Sanremo e protagonista all’Eurovision con il brano Per sempre sì.
Mara Maionchi, la stroncatura ironica di Per sempre sì
Pur avendo previsto la vittoria del cantante partenopeo all’Ariston a causa di una concorrenza definita non all’altezza («Non è che a Sanremo ci fossero i Beatles, eh…»), Maionchi non ha nascosto la sua personale insofferenza verso le sonorità troppo classiche. Ha ammesso di aver apprezzato la precisione dell’esecuzione, ma ha stroncato il pezzo con una delle sue tipiche espressioni colorite: «Per sempre sì… due cog***i».
Il fulcro del suo discorso si lega a una profonda avversione per il conservatorismo musicale. Pur riconoscendo l’immensa storia della tradizione napoletana, la produttrice preferisce l’avanguardia: «Io non amo la canzone tradizionale. Cioè, a Napoli hanno fatto delle robe meravigliose. Sal Da Vinci ha fatto una canzone tradizionale, a Sanremo c’erano delle cose carine, non sufficienti». Verso Sal Da Vinci mantiene comunque una profonda stima professionale: «È una persona perbene. Ha sempre fatto il suo lavoro, per cui perché no?».










