Ogni tot anni il patron annuncia che lascerà lo stadio di Fuorigrotta per una nuova destinazione: Caserta, Pompei, Bagnoli, e ora i terreni Q8 di Napoli Est.
Aurelio de Laurentiis, dal 2004 presidente del Calcio Napoli
Oggi sono i terreni Q8 di Napoli Est. Ma prima di quest'ultima, ennesima, ipotesi, Aurelio de Laurentiis, da quando è presidente del Calcio Napoli ha più volte minacciato di lasciare lo stadio San Paolo, oggi stadio Diego Armando Maradona a Fuorigrotta, l'impianto di proprietà del Comune di Napoli, fornito in concessione (di solito quinquennale) alla squadra di calcio. C'è una costante nel lungo romanzo tra DeLa e lo stadio: la minaccia di andarsene ha sempre lo stesso canovaccio. Il presidente e cineasta alza la voce, sbatte i pugni, indica mete alternative. Poi resta lì dov'è. Ripercorrere vent'anni di dichiarazioni sullo stadio significa fare un viaggio nella sua contraddizione sistematica.
L'arrivo di De Laurentiis e le prime polemiche Tutto comincia pochi mesi dopo il suo arrivo sulla plancia del Napoli. Il 20 marzo 2005, a margine di una vittoria sul Teramo, De Laurentiis annuncia che chiederà alla Federcalcio una deroga per giocare fuori dal Comune di Napoli. La motivazione è doppia: mancato accordo con l'amministrazione comunale oppure stadio dichiarato inagibile. Non succederà né l'una né l'altra cosa, e il Napoli resterà a Fuorigrotta. Due anni dopo il copione si rovescia: De Laurentiis non vuole andarsene, anzi non vuole nemmeno che si costruisca un nuovo impianto. A gennaio dichiara che spendere 200 milioni per un nuovo stadio è «ignobile» quando Napoli ha ben altre priorità. Lancia invece l'idea di trasformare Bagnoli nella più grande marina del mondo, con quarantamila posti barca e centinaia di posti di lavoro. A marzo boccia l'ipotesi concreta avanzata dall'amministrazione allora guidata da Rosa Russo Iervolino (ieri ha spiegato che «era amica di sua madre» giustificando così un occhio benevolo nei confronti di Rosetta). L'ipotesi all'epoca fu un impianto nel quartiere di Scampia-Miano, nella zona delle famose caserme Caretto e Boscariello. Niente da fare «Non è il posto ideale», dice, e rilancia sul San Paolo da ristrutturare.











