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Mirko Graziano e Massimiliano Nerozzi

Un tifoso bianconero operato per un severo trauma cranico (e ora ricoverato in terapia intensiva, con prognosi riservata), scontri attorno allo stadio e, prima ancora, in giro per Torino, e il rischio di rinviare al giorno seguente una partita che, alla fine, è iniziata con un’ora e cinque di ritardo

Abbiamo toccato il fondo, non solo di questo campionato: un tifoso bianconero operato a tarda sera per un severo trauma cranico (e ora ricoverato in terapia intensiva, con prognosi riservata), scontri attorno allo stadio e, prima ancora, in giro per Torino, e il rischio di rinviare al giorno seguente una partita che, alla fine, è iniziata con un’ora e cinque di ritardo, sono stati l’overture di Toro-Juve. Come dire: la crisi del calcio italiano riassunta in un’afosa serata di maggio che ha mestamente accompagnato i bianconeri in Europa League, da sesti. Madama, avanti due a zero, con doppietta di Vlahovic, s’è fatta rimontare da una gran ripresa del Toro, che ha impattato con Casadei e Adams.

Il quadro — un derby tosto e combattuto, insomma emozionante — è stato oscurato da una cornice che peggiore non si poteva. «Questo non è tifo sportivo: aggressioni, danneggiamenti e violenze sono atti criminali e come tali vanno perseguiti e condannati, impedendo a chi li commette di frequentare gli stadi», riassumerà in serata il sindaco, Stefano Lo Russo, portando solidarietà alle forze dell’ordine ferite e al tifoso.Tutto era iniziato con la decisione del derby by night — per la contemporaneità delle partite, poi comunque saltata — come all0 stadio Olimpico-Grande Torino non succedeva da sei anni e mezzo: «Difficile non ci siano incidenti», aveva confidato un vecchio funzionario della questura. Complicato controllare gli spostamenti ultrà nel reticolo di strade tra i popolosi quartieri Santa Rita e Mirafiori.