di
Elisabetta Andreis
«Dopo i locali ci sono gli after nei superattici, a volte lasci il telefono all’ingresso per evitare fotografie e video. Si passa lì la notte e si esce la mattina, non si sa come». La chiamano fast life
«Mettevo i soldi nell’ascensore di un palazzo antico e la dose scendeva giù». Non è la Milano di Rogoredo. Non ci sono le tende sotto il cavalcavia, le siringhe per terra, i boschi dell’eroina. Qui è la Milano dei terrazzi al Castello, dei tavoli a Brera, dei master pagati dai genitori, degli smart worker che il lunedì mattina si collegano «come amebe», dopo tre giorni senza dormire. Elisa Colli Battaglia oggi ha trent’anni. Per dieci ha vissuto dentro quel mondo dove la cocaina bianca e la cocaina rosa non sono eccezione.
«Ho iniziato a frequentare il giro che a Milano ti fa sentire figo - racconta -. Cognomi noti, famiglie con case da Sankt Moritz a Forte dei Marmi, locali dove spendi quaranta euro per entrare. All’inizio sembrava solo divertimento».







