Non hanno alcun dubbio gli inquirenti napoletani, nel ricostruire quanto avvenuto nelle fasi salienti di un processo per omicidio. In almeno tre occasioni, a distanza di alcuni mesi, i testimoni chiave convocati in tribunale sarebbero stati avvicinati e indottrinati da parte di soggetti legati alla famiglia dell’imputato numero uno. E avrebbero subìto pressioni camorristiche, tanto da essere condizionati nel fornire delle versioni posticce a proposito di un omicidio di camorra. Una convinzione che nasce dalle indagini dei carabinieri, sotto il coordinamento della Dda di Napoli, sulla scorta di immagini e video che sono state effettuate in Tribunale. Non in un luogo ordinario, ma all’esterno della Corte di Assise di Napoli, dove - secondo la ricostruzione - sarebbero avvenuti i tentativi di pressione nei confronti dei testi del delitto.
Aula 114, la storia è ormai nota: una telecamera nascosta riprende colloqui e gesti, conversazioni tra avvocati e parenti di detenuti, ma anche incroci di sguardi e di gesti intrecciati con dei soggetti chiamati a dire la verità - nient’altro che la verità - di fronte a pm e giudici. Materiale che ha comunque scatenato una sorta di mobilitazione da parte dell’avvocatura, in relazione alla decisione dei pm di inserire nella informativa di polizia giudiziaria sulle presunte pressioni sui testi anche le foto e le immagini che ritraggono alcuni penalisti. Parliamo di volti noti del mondo forense che ora si sentono «spiati», seguiti e pedinati anche quando indossano la toga e sono alle prese con le fasi salienti del processo. Una vicenda che non è terminata con la nota indirizzata dalla camera penale, che rischia di alimentare una sorta di mobilitazione: mercoledì mattina, ore 10, nuova udienza dinanzi alla corte di assise, saranno decine gli avvocati (rigorosamente in toga) a manifestare il proprio dissenso rispetto alla decisione di inserire le foto di avvocati in toga a colloquio con alcuni parenti degli imputati a margine rispetto al processo. Il fascicolo Un braccio di ferro che ruota attorno alle indagini sull’omicidio di Luigi Mocerino, messo a segno il 31 dicembre del 2022 ad Afragola. Una vicenda per la quale è imputato Salvatore Puzio, alias ‘o chirù, nel corso di un processo che sta andando avanti dinanzi alla corte di assise presieduta dal giudice Giovanna Napoletano. Agli atti del processo viene depositato una sorta di supplemento investigativo firmato dai carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna, dal quale emergerebbe il tentativo di condizionamento dei testimoni. Un tentativo che - per gli inquirenti - sarebbe addirittura riuscito, secondo una sequenza di movimenti e di gesti che viene ripercorsa nel corso della informativa di polizia giudiziaria depositata agli atti. Un atto che conviene raccontare dalla fine. Ci sono tre udienze «attenzionate» dalle quali emergerebbe una condotta sospetta da parte di tre testimoni: «Tre testimoni (di cui vengono fatti i nomi) hanno reso falsa testimonianza nel corso dell’udienza del 24 giugno del 2025; poi c’è un secondo episodio, quello del 10 ottobre scorso, quando un testimone sarebbe «stato avvicinato prima della sua testimonianza, per indottrinarlo su cosa avrebbe dovuto riferire»; mentre il terzo contatto sospetto sarebbe avvenuto nel corso dell’udienza del 20 novembre scorso, quando un altro testimone (il quinto, secondo i pm), «è stato indottrinato direttamente da Pasquale Puzio (fratello dell’imputato detenuto». Le immagini Ma su cosa traggono queste convinzioni gli inquirenti? Inchiesta condotta dal pm Giorgia De Ponte, che fa leva sulle immagini all’esterno dell’aula 114, ma anche su alcune telefonate intercettate subito dopo l’udienza. C’è un capannello di persone al centro del video, in cui si riconoscono sagome e volti di avvocati (ce ne sono almeno quattro) che dialogano con il fratello del presunto killer a giudizio e finanche con il testimone (che poi viene indicato come latore di una versione non veritiera dinanzi ai giudici). C’è un’altra scena, che risale allo scorso 24 giugno, in cui viene immortalata la sagoma di Pasquale Puzio che si allontana da un’aula di giustizia per salire le scale che conducono all’area riservata al pubblico: viene ingrandito il gesto del dito pollice alzato e mostrato a uno degli avvocati, ovviamente senza immaginare di essere ripreso dalle telecamere. Un gesto di assenso, che - agli occhi dei pm - rappresenta una conferma dell’avvenuta combine con il teste. Materiale opinabile, mercoledì flash mob all’esterno dell’aula 114.













