«Non abbiamo fretta di concludere un accordo»: con queste parole il presidente Donald Trump raffredda le speranze di una firma imminente del memorandum d'intesa. L'incognita del nucleare è ancora irrisolta, mentre Teheran avverte che la discussione si ferma se non saranno rimosse le sanzioni sul petrolio e non ci sarà lo sblocco di 12 miliardi di dollari congelati in Qatar. Sintesi: Trump dice che l'accordo c'è, ma non c'è la firma.
Usa-Iran, la firma slitta: lo “scoglio” del nucleare La guerra è cominciata il 28 febbraio 2026 durante una pausa dei negoziati di Ginevra tra Usa e Iran proprio sul nucleare. I caccia israeliani e americani bombardarono Teheran, decapitando la leadership della Repubblica Islamica. Tra il 7 e l'8 aprile si raggiunse l'accordo per un fragile cessate il fuoco. Ma dall'inizio di marzo si trascina la chiusura dello Stretto di Hormuz applicata dalle Guardie rivoluzionarie e il blocco navale dei porti iraniani disposto dagli americani. Da quell'area passa (passava) il 20 per cento del petrolio mondiale (ma anche altri materiali cruciali come i fertilizzanti) e gli effetti sull'economia e gli equilibri globali, sui rischi di una crisi alimentare in diverse aree del pianeta, sono notevoli.Tensioni Ieri mattina il segretario di Stato americano, Marco Rubio, aveva parlato di «possibili buone notizie». E aveva aggiunto: «Abbiamo fatto dei progressi nelle ultime 48 ore lavorando con i nostri partner nella regione del Golfo su una bozza che potrebbe non solo lasciarci con uno Stretto completamente aperto senza pedaggi, ma anche affrontare alcune delle questioni chiave che sono alla base delle ambizioni nucleari dell'Iran».Trascorrono le ore, però, e con Trump il messaggio cambia. Prima dice all'Abc: «Dipende solo da me, e se ci saranno novità, saranno positive perché non concludo mai accordi negativi». Poi su Truth Social: «I negoziati stanno procedendo in modo ordinato e costruttivo, e ho informato i miei rappresentanti di non affrettare la conclusione dell'accordo, il tempo è dalla nostra parte. Entrambe le parti devono prendersi il tempo necessario e fare le cose per bene. Non ci possono essere errori. Il nostro rapporto con l'Iran sta diventando molto più professionale e produttivo. Devono però capire che non possono sviluppare o procurarsi un'arma o una bomba nucleare».Dopo avere criticato Obama per il precedente accordo sul nucleare, che l'amministrazione Trump ha stracciato, il presidente addirittura ipotizza l'adesione dell'Iran agli Accordi di Abramo (oltre a quella dei Paesi arabi). Ancora il presidente: «Se dovessi fare un accordo con l'Iran, sarà un accordo buono e appropriato».Restano alcuni punti fermi: fonti della Casa Bianca confermano che l'accordo non sarà siglato nelle ore successive, che serviranno diversi giorni e che potrebbe svolgersi un incontro a Islamabad il 5 giugno (ma questo non significa che l'intesa non arrivi prima). Sia chiaro: lo Stretto di Hormuz resta chiuso fino a quando non ci sarà la firma dell'accordo.Il memorandum prevede una tregua iniziale di 60 giorni, con l'impegno dell'Iran a riaprire lo Stretto senza imporre pedaggi e bonificare dalle mine navali quella parte di mare, gli Usa accettano di revocare il blocco e Teheran potrà tornare a vendere petrolio. Restano evidenti nodi irrisolti non citati nel memorandum. In primis: il programma nucleare iraniano. L'Iran deve impegnarsi a non sviluppare armi atomiche e a iniziare i negoziati specifici per la sospensione dell'arricchimento dell'uranio. Soprattutto, secondo gli Usa, deve trasferire fuori dal proprio territorio quei 408 chili che detiene.Ma nella frammentata leadership iraniana le posizioni sono diversificate. L'agenzia Tasnim vicina ai Pasdaran precisa che il memorandum non parla del nucleare e che «gli Usa fanno ancora ostruzionismo su alcune clausole». Il presidente Pezeshkian invece ribadisce: «Non vogliamo dotarci di armi nucleari», ma aggiunge che nessuna decisione sarà presa senza l'avallo della Guida Suprema Mojtaba Khamenei. L'ottimismo circolato nel fine settimana era proprio legato all'ipotesi che la Guida suprema avesse dato il via libera all'accordo.L'altra variabile è Israele e non solo perché il memorandum prevede anche lo stop della guerra in Libano. Netanyahu: «Il presidente Trump ed io abbiamo concordato che qualsiasi accordo definitivo con l'Iran debba eliminare completamente la minaccia nucleare. Ciò significa smantellare gli impianti di arricchimento dell'uranio e rimuovere il materiale nucleare arricchito dal suo territorio». Una fonte israeliana a Reuters: «Nella conversazione con Trump, il primo ministro ha sottolineato che Israele manterrà la libertà di azione anche in Libano».













