“Il grave evento critico verificatosi presso la Casa Circondariale di Arghillà, a Reggio Calabria, culminato nella distruzione delle apparecchiature tecniche e tecnologiche destinate alla telemedicina e all’assistenza sanitaria delle persone private della libertà personale, rappresenta un fatto di eccezionale gravità istituzionale, umana e civile. Non si tratta soltanto del danneggiamento di strumenti sanitari. Si tratta di un attacco diretto alla possibilità di garantire cure, assistenza, dignità e tutela della salute all’interno di un istituto penitenziario già profondamente segnato da criticità strutturali, organizzative e di sicurezza che da troppo tempo attendono risposte concrete”. E’ quanto afferma la Garante dei detenuti Giovanna Russo.

Il tema della sicurezza nell’istituto

Che aggiunge: “Esprimo profonda preoccupazione per quanto accaduto e ritengo doveroso evidenziare che episodi di tale violenza confermano come il tema della sicurezza all’interno dell’istituto sia oggi fortemente compromesso, con conseguenze che ricadono indistintamente su personale sanitario, medici, infermieri, agenti di Polizia Penitenziaria, operatori e sui detenuti più fragili, che in un sistema già estremamente complesso rischiano di essere ulteriormente esposti a condizioni di vulnerabilità e abbandono. Ho cercato invano nelle ultime ore di avere un’interlocuzione diretta e immediata con il coordinatore sanitario dell’istituto, dr. Nicola Pangallo, perché temo che la distruzione di tutti gli impianti dedicati alla telemedicina possa provocare un grave danno all’assistenza sanitaria dei detenuti. Il livello di allarme e la necessità di un chiarimento istituzionale urgente verranno richiesti nelle sedi competenti. Occorre avere il coraggio della verità: il carcere di Arghillà vive una condizione estremamente delicata, caratterizzata da criticità strutturali storiche, isolamento territoriale e da una gestione quotidiana sempre più complessa e dalla presenza di persone con elevata pericolosità sociale e disturbi comportamentali importanti. Accanto alla già nota e gravissima problematica della gestione dei detenuti con patologie psichiatriche, emerge oggi con forza anche il tema dei soggetti affetti da disturbo antisociale di personalità ad alta aggressività, rispetto ai quali non è più rinviabile una riflessione seria, scientifica e multidisciplinare”.