Nonostante le significative accelerazioni dell’IA, dei mercati finanziari e dei tagli fiscali, le politiche di Trump quali tariffe, deportazioni e incertezza hanno sottratto circa 0,8 punti percentuali di crescita all’economia Usa nel 2025.​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​ L’approfondimento dell’Economist.

L’economia statunitense continua a sorprendere il mondo anche sotto l’amministrazione Trump.

Nel 2025, mentre gran parte delle grandi economie avanzate arrancava – con crescite intorno all’1% o addirittura ferme, come nel caso della Germania – gli Stati Uniti hanno messo a segno un rispettabile +2,1% del PIL. I mercati azionari hanno continuato a infrangere record su record, confermando una vitalità che appare quasi inesauribile.

Eppure, scrive l’Economist in un nuovo approfondimento, dietro questa apparente forza si nasconde un costo significativo: la testata la chiama “MAGA tax”, per riferirsi all’impatto negativo delle politiche del presidente.

Il settimanale britannico quantifica sia i fattori positivi che hanno sostenuto la crescita – dal boom dell’IA ai tagli fiscali – sia i freni imposti da tariffe, deportazioni di massa e soprattutto dall’incertezza costante.