(agf

)

I dati sugli occupati, cresciuti il doppio delle attese, hanno sorpreso il mercato. Una buona notizia? Sì. Ma non per Trump che ha messo le mani avanti: "Crescita non vuol dire inflazione". I timori per un surriscaldamento si aggiungono alla corsa dei prezzi. Il tycoon spinge per un taglio dei tassi: ma lo spazio di manovra di Warsh, alla prima riunione alla guida della Fed, si restringe

"Crescita non significa inflazione". Due settimane dopo aver invitato il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, a mostrarsi totalmente indipendente, Donald Trump era già sui social a mettere le mani avanti, per spiegare come leggere i dati sull'occupazione pubblicati lo scorso venerdì dal dipartimento del lavoro Usa. Un report che ha sorpreso tutti, e che ha visto nel mese di maggio la creazione di 172 mila nuovi posti – più del doppio degli 85 mila attesi dagli economisti – con il tasso di disoccupazione fermo al 4,3% e le revisioni al rialzo di marzo e aprile che aggiungono alla conta altri 93 mila posti.