Delle operazioni militari compiute dall’esercito israeliano in Siria nell’ultimo anno e mezzo se n’è parlato poco, oscurate da quelle, dalle conseguenze ben più gravi, nella Striscia di Gaza e in Libano. In quel periodo Amnesty International ha fatto ricerche su quanto avvenuto nella Siria meridionale, esattamente nel governatorato di Quneitra, all’interno della fascia di sicurezza gestita dalle Nazioni Unite.
L’8 dicembre 2024, il giorno della caduta del precedente governo siriano guidato da Bashar al-Assad, le forze armate israeliane hanno attraversato le Alture del Golan, territorio occupato da Israele dal 1967 e illegalmente annesso nel 1981, sono entrate in tre località del governatorato, hanno effettuato incursioni nelle abitazioni e ordinato ai residenti di lasciare l’area. Nei sei mesi successivi, l’esercito israeliano ha distrutto o danneggiato almeno 23 strutture civili in tre villaggi, causando lo sfollamento di interi nuclei familiari che erano sopravvissuti a oltre dieci anni di conflitto interno. Molti avevano ricostruito da poco le loro case e le hanno visto nuovamente demolite.
Amnesty International ha verificato tramite immagini satellitari i danni e la distruzione di quelle 23 strutture. Non vi erano ostilità attive immediatamente prima, durante o dopo la loro distruzione. Il diritto internazionale umanitario è applicabile a tutti gli attacchi condotti da Israele in territorio siriano. Nelle aree occupate, il diritto dell’occupazione impone a Israele ulteriori obblighi, anche ai sensi della Quarta Convenzione di Ginevra.









