Incursioni di mezzi blindati, posti di blocco, raid nelle abitazioni, arresti e interrogatori di civili, oltre a bombardamenti aerei e colpi di artiglieria. Non stiamo scrivendo della Striscia di Gaza o del Libano del sud occupati dall’esercito israeliano. È la Siria meridionale, un teatro in apparenza più marginale nella guerra infinita che il governo Netanyahu porta avanti per «ridisegnare il Medio Oriente» e che, invece, sta assumendo un’importanza sempre maggiore. Israele sembra non accontentarsi più delle centinaia di chilometri quadrati di territorio siriano che formano la zona di sicurezza a cui ha dato vita oltre le Alture del Golan (occupate nel 1967), dopo la caduta di Bashar Assad nel dicembre 2024. Lo scorso fine settimana le sue forze hanno preso di mira il villaggio di Abdin, nella campagna occidentale della città di Daraa, con elicotteri da combattimento e colpi di artiglieria che hanno provocato il panico tra i civili e innescato una fuga massiccia di civili. Gli abitanti di due villaggi ieri hanno eretto barricate sulle strade circostanti sperando di impedire altri raid.

L’incursione israeliana, simile a quella con morti e feriti dello scorso autunno nel villaggio siriano di Beit Jinn, a ridosso del Golan, è scattata giorni dopo l’uccisione, nei pressi di Hader, di due uomini, presunti agenti iraniani, che, secondo l’esercito israeliano, si stavano preparando a compiere un attacco contro le sue truppe. Intanto resta ignota la sorte di 47 civili siriani arrestati da Israele nell’ultimo anno e mezzo e dei quali non si conosce il luogo di detenzione. Il padre di uno dei prigionieri ha riferito che il Comitato Internazionale della Croce Rossa gli ha comunicato che Israele nega di detenere cittadini siriani. I media locali denunciano anche che le forze israeliane nella zona di Quneitra hanno sfrattato i residenti dalle loro case, distrutto edifici e occupato abusivamente terreni agricoli, stabilendo nove avamposti. Sullo sfondo c’è lo stallo dei negoziati diretti tra Tel Aviv e Damasco, mediati da Stati Uniti e Francia, che, affermano gli analisti siriani, verrebbe sfruttato da Israele per compiere operazioni militari volte ad allargare la zona di sicurezza.