Israele ha ucciso altri sette soccorritori in Libano nelle ultime ore, nel distretto di Tiro. Quattro in un bombardamento a Hanuniyeh nella notte tra giovedì e venerdì, e altri tre ieri mattina a Deir Qanun al-Naher. Fra le tre vittime anche un fotogiornalista, Ahmad Hariri, che faceva opera di volontariato con i soccorritori colpiti dell’associazione al-Rissala.
LE OPERAZIONI DI SOCCORSO si stavano tenendo nello stesso luogo in cui, pochi giorni fa, Israele aveva ucciso 14 persone, di cui un’intera famiglia di 11 membri, inclusi quattro bambini. Uccisi anche due siriani, una bambina e Ali Allameh, il barbiere del villaggio che, secondo le fonti, era rimasto per tagliare gratuitamente i capelli a chi aveva deciso di non abbandonare Deir Qanun. Queste uccisioni sono avvenute durante una più ampia operazione israeliana che ha incluso la città di Nabatieh e l’area tra Ansar e Zrarieh.
Il ministero libanese della Salute ha ribadito che «meno di due giorni dopo che il Libano ha ottenuto, da una maggioranza qualificata nell’Assemblea generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), una risoluzione al fine di proteggere il personale medico in Libano, il nemico israeliano ha continuato la sua flagrante violazione delle risoluzioni internazionali (colpendo) con una forma militare importante dei soccorritori non armati». Il bilancio in costante aumento del ministero sugli attacchi israeliani era ieri di 3111 morti e 9432 feriti. Almeno 120 i soccorritori uccisi e 265 quelli feriti dal 2 marzo – data di inizio di questa fase della guerra – ad oggi.










