di Alessandra Avram e Barbara Ogechi Okonkwo
Il linguaggio non è un semplice strumento descrittivo: contribuisce ad influenzare le politiche e contribuiscono a costruire l’immaginario collettivo. In occasione della Giornata dell’Africa del 25 maggio, non possiamo limitarci a celebrare: dobbiamo interrogarci criticamente su come raccontiamo il continente e sul peso che queste narrazioni hanno.
Basta un semplice gioco di associazioni per rendersene conto: alla parola “Africa” si collegano ancora troppo spesso termini come “povertà”, “migrazione” o “malattie”. Queste associazioni restituiscono solo una realtà parziale della diversità di un continente da ben 54 Stati.
Cambiare questa narrazione è una responsabilità collettiva, ma anche un atto politico. Significa mettere in discussione stereotipi radicati e riconoscere quanto siano limitanti. D’altronde, quante volte noi italiani ci sentiamo infastiditi dalle rappresentazioni superficiali che ci riguardano? Lo stesso vale per il continente africano, al quale molto spesso non viene resa giustizia. Infatti, spesso e volentieri la sua multidimensionalità e importanza come attore nel mondo di oggi viene nascosta sotto a un tappeto di luoghi comuni o percezioni talvolta errate.






