Bologna, 25 maggio 2026 – A 15 anni si hanno così tanti sogni che è quasi impossibile contarli. Ma, nel suo caso, ce n’era uno che più di tutti desiderava si avverasse: volare. E voleva farlo come mestiere. E allora quel sogno se l’era tenuto stretto, aveva scelto una strada precisa, iscrivendosi all’aeronautico di Forlì, le giornate passate a studiare per raggiungere la meta. Voleva fare il pilota di aerei. Quel sogno, però, non si avvererà mai. Gli è stato portato via in pochi minuti un giorno di aprile dell’anno scorso, quando un gruppo di ragazzi, tutti della sua età, ha deciso di tendergli un agguato nel parco della scuola agraria di Cesena. Sfregiato con un machete in viso, ferito in modo permanente a tre dita della mano, il pilota non lo farà più. “E, a oggi, nessuno ci ha chiesto scusa. Un silenzio totale”, le parole della sua mamma.

“Quell’aggressione gli ha tolto tutto”

“Le lesioni alla mano e al volto non hanno colpito solo il suo corpo – scrivono i genitori della vittima, di Medicina (Bologna), in una lettera affidata al Carlino –, hanno spezzato il percorso che stava costruendo con entusiasmo e sacrificio suo e della sua famiglia”. Perché, dopo quell’aggressione terribile, “ha dovuto cambiare scuola, rinunciare alla vita del convitto che amava, abbandonare progetti, amicizie, prospettive e quella serenità che ogni ragazzo dovrebbe avere il diritto di vivere. E forse è questa la ferita più difficile da spiegare: non solo ciò che gli è stato fatto quel giorno, ma tutto ciò che gli è stato tolto dopo. Perché quando si distruggono i sogni di un ragazzo, non si ferisce solo il presente. Si cambia per sempre il futuro che aveva immaginato e che meritava di costruire”.