Nessuno si è scusato come ha chiesto l’Italia, Benjamin Netanyahu e il ministro degli Esteri di Israele se la sono cavata con due tweet, l’Ue ha vagheggiato il minimo sindacale cioè le sanzioni personali nei confronti del ministro per la Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir. Mentre cala questo silenzio sulle violenze e gli abusi nei confronti degli attivisti della Flotilla, sequestrati nelle acque internazionali del Mediterraneo con modalità fuorilegge dalla Marina israeliana, le voci delle autorità dello Stato ebraico si moltiplicano e portano il faro delle responsabilità in direzioni sempre diverse. Ieri Riccardo Antoniucci, sul Fatto Quotidiano, aveva raccontato che su sollecitazione del quotidiano Haaretz il Servizio penitenziario israeliano – che gestisce le prigioni – aveva risposto che i loro agenti avevano operato “nel rispetto delle procedure” e aveva sostanzialmente scaricato la responsabilità dei maltrattamenti sulla polizia e sull’esercito.

Ora, però, è proprio l’esercito a rimandare la palla dall’altra parte. Parlando con l’agenzia Ansa l’ufficio che fa da portavoce dell’Idf – respingendo ogni accusa di abusi – specifica che al porto di Ashdod – da dove sono arrivate le immagini degli attivisti inginocchiati e legati – la sorveglianza è affidata al personale del Servizio Penitenziario e della polizia. L’Idf rivendica la legalità del blocco navale di sicurezza di fronte alle coste dei Territori occupati di Gaza – e su questo come noto le controversie legali sono annose – e sottolinea: “Gli ordini delle Idf prevedono un trattamento rispettoso e appropriato per i membri delle flottiglie a bordo delle imbarcazioni intercettate, esistono procedure chiare e consolidate. Non siamo a conoscenza di episodi specifici di violazione di tali procedure vincolanti all’interno delle Idf. Qualsiasi denuncia concreta sarà esaminata a fondo“.