Genova – Lavoratori e migranti scenderanno in piazza giovedì 4 giugno, davanti alla Prefettura di Genova, per denunciare una situazione «totalmente fuori controllo che riguarda cinquanta dipendenti senza stipendio ormai da mesi e trecento migranti che vivono in condizioni precarie». La denuncia arriva dalla Uil Liguria, il sindacato che è anche l’organizzatore del presidio che si terra tra pochi giorni: riguarda la vertenza dei lavoratori della cooperativa San Carlo onlus, commissariata dalla Prefettura lo scorso aprile. Nonostante il commissariamento della San Carlo, lavoratori e migranti versano ancora in condizioni di precarietà, tra pagamenti a singhiozzo e servizi non erogati. Gli ospiti delle strutture parlano di «mancanza di cibo, assenza di cure sanitarie e bambini che non hanno il materiale scolastico». «Non ci sono le risorse per portare avanti il servizio, i lavoratori sono ormai esasperati e i migranti, compresi molti minori, sono abbandonati a loro stessi. Ogni giorno riceviamo richieste di aiuto. Si tratta di un problema enorme, la situazione rischia di andare davvero fuori controllo e le istituzioni non possono più fare finta di nulla», avverte il segretario generale Uiltucs Liguria, Marco Callegari: «Sono mesi che cerchiamo di risolvere questa situazione ma non si è mosso nulla. Per questo motivo, assieme alla segretaria regionale Uiltucs Liguria Cristina D’Ambrosio, abbiamo deciso di organizzare una grande manifestazione portando in piazza lavoratori e migranti». Le strutture gestite dalla cooperativa e ora in mano alla Prefettura sono il centro dei Camaldoli, sedici comunità di minori, i centri Cdp, Padiglione 7, Arte e Serenella. Dopo mesi di insolvenza ai danni sia dei lavoratori sia dei migranti, proprio la Prefettura ha deciso di commissariare la onlus. La San Carlo ha sede legale in Piemonte, in provincia di Alessandria, ma gestisce un ampio ventaglio di attività sociali concentrate in provincia di Genova che riguardano i servizi di accoglienza migranti per conto di enti pubblici. Secondo il sindacato questa non è l’accoglienza degna di un Paese civile e questo non è il trattamento che devono ricevere i lavoratori impegnati in un ambito così importante per la società. «Ci chiediamo quale futuro possono avere i Cas e come intendano intervenire le istituzioni - chiude Carmassi - Tutto tace, addirittura non sappiamo nemmeno se il bando per l’assegnazione del servizio ad altri soggetti sia stato chiuso o meno».