I cori sono partiti mentre sulla mini pedana di via Notarbartolo Vincenzo Di Fresco, nipote di Giovanni Falcone, aveva appena presentato la figlia, piccola pronipote del giudice ucciso dalla mafia. Dal corteo si sono alzati ugualmente i fischi e lo slogan «Fuori la mafia dallo Stato», rivolto contro il governo e contro il presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo. Le stesse parole, con l’aggiunta di «fascista», sono finite anche su uno striscione ben visibile davanti all’Albero Falcone. Davanti alle contestazioni, la sorella del magistrato aveva preventivamente provato a spegnere il fuoco. «La contestazione è il sale della democrazia: mi auguro solo che non la si faccia alle 17,58, in quel momento tremendo, poi domani può riprendere pure. Nel momento in cui stiamo ricordando Giovanni, Francesca e le vittime della scorta, dobbiamo soltanto piangere e pregare. Non è il momento delle polemiche».Quest’anno c’era un monitor a scandire l’orario, dopo le tensioni dello scorso anno sull’anticipo del minuto di raccoglimento. Puntuale, alle 17,58, l’ora esatta dell’attentato sull’autostrada, sono stati letti i nomi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, di Francesca Morvillo e degli agenti delle due scorte. Ieri in particolare si ricordavano Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Ma c’erano pure Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Agostino Catalano e Vincenzo Li Muli. Poi il silenzio, suonato dal trombettiere della polizia e l’applauso di studenti, famiglie, delegazioni sindacali e perfino di una rappresentanza di alpini bergamaschi. «Oggi ci sono solo io - aveva detto Maria Falcone aprendo la commemorazione e riferendosi all’assenza di esponenti delle Istituzioni e politici sul palco - perché non voglio nessuno, ma vorrei dire: Giovanni è nostro e guai a chi ce lo tocca».Il 23 maggio, 34° anniversario della strage di Capaci, si è mosso su due piani. Da una parte la Fondazione Falcone, con Maria sul palco assieme ai ragazzi; dall’altra le associazioni e i movimenti che hanno finito per portare fin sotto l’abitazione di Giovanni Falcone il peso delle polemiche che ormai si trascinano da anni. La manifestazione, che ha preso il via a palazzo di giustizia, è stata aperta dal pm della Dna Nino Di Matteo e dal suo affondo contro le «parate istituzionali» e i «sepolcri imbiancati che fingono di ricordare Falcone e Borsellino». Nel serpentone c’erano il segretario del Pd, Elly Schlein, e il leader del M5S, Giuseppe Conte, che si sono incontrati lungo il percorso salutandosi con un abbraccio e uno scambio di baci prima di proseguire verso via Notarbartolo. «Le vittime di Capaci - ha detto Schlein - hanno fatto quello che dobbiamo fare tutti, contrastare il fenomeno mafioso in ogni sua manifestazione. La loro vita è di esempio e deve spingerci a sostenere il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, ma anche a compiere un lavoro culturale, con uno Stato che arriva un centimetro prima delle mafie, e non lascia spazio alla ricattabilità».Conte ha usato parole nette contro le scelte del governo: «Tutti insieme dobbiamo fare piazza pulita delle norme che hanno spuntato le armi della giustizia contro la corruzione e le mafie». Poi l’attacco a Chiara Colosimo per la presenza alle commemorazioni anche del presidente dell’Ars e suo compagno in FdI, Gaetano Galvagno, imputato per corruzione. «Non sono io a fare gli inviti», aveva replicato il vertice dell’Antimafia nazionale. Controreplica di Conte: «Prese di distanze dettate da motivi occasionali, Colosimo prenda le distanze da se stessa». Stesso clima anche in via Ruggero Settimo, dove un gruppo di giovani ha realizzato un’installazione con la scritta «traditori della patria, seduttori e corrotti» e alcuni fantocci con le sembianze di Colosimo: una accanto al busto di Mussolini, un’altra sottobraccio a Luigi Ciavardini, ex Nar condannato per la strage di Bologna.Momenti di grande emozione al Parco della Memoria di Capaci, per l’iniziativa promossa da Tina Martines, vedova del caposcorta Antonio Montinaro: c'era pure il giovane puparo palermitano Antonio Tancredi Cadili. Davanti al tribunale l’abbraccio di duemila studenti di tutta la Sicilia, dai 4 ai 18 anni, con disegni, canzoni, performance e monologhi. L’iniziativa è stata promossa dalla Rete per la cultura antimafia nelle scuole: «La lotta alla mafia è ogni giorno, in ogni classe», ha sottolineato il direttore del progetto, Giusto Catania.
Contestazioni e politica ma era il ricordo di Giovanni Falcone
Slogan e proteste sotto il palco in via Notarbartolo subito dopo il silenzio suonato per il magistrato, la moglie e gli agenti della scorta. Nel mirino la sorella Maria e il presidente dell'Antimafia, Chiara Colosimo












