La corona di fiori sul luogo della strage, il ricordo alla caserma Lungaro, il corteo, il ritrovo sotto l'albero di via Notarbartolo. Il trentaquattresimo anniversario dell'eccidio di Capaci è scandito dagli appuntamenti tradizionali e riempito dall'inevitabile retorica, oltre che da polemiche vecchie e nuove. Che Maria Falcone, la sorella del magistrato ucciso il 23 maggio del 1992, prova ad allontanare dal palco, poco prima del minuto di silenzio che alle 17.58 ha sottolineato nel modo più struggente il momento dell'esplosione del tritolo: «Oggi ci sono soltanto io – ha detto - perché non voglio nessuno, ma vorrei dire: Giovanni è nostro e guai a chi ce lo tocca».
In realtà, poco prima non erano mancati brevi momenti di tensione: dal corteo che stava risalendo via Notarbartolo si è alzato il coro "Fuori la mafia dallo Stato". Maria Falcone ha dovuto interrompere il proprio discorso per evidenziare come «c'è anche chi contesta, ma la contestazione è il sale della democrazia».
La giornata era iniziata, invece, con le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha ricordato le vittime: «Il 23 maggio – ha detto il capo dello Stato - rappresentò l’avvio della riscossa civile, per questo è divenuto per gli italiani "la Giornata della legalità". L'organizzazione criminale voleva piegare le istituzioni con la violenza e il ricatto, ma si è trovata di fronte a risposte inflessibili, subendo sconfitte irreversibili - prosegue -. Grazie a donne e uomini delle istituzioni, coraggiosi e tenaci. Grazie al contributo decisivo dei cittadini. Un impegno che non ha mai sosta, per combattere le zone grigie, l’indifferenza, le metamorfosi della piovra criminale».











