PORDENONE - Dodici infermieri, sei oss, tre fisioterapisti, tre addetti alle pulizie, un medico, un coordinatore e un responsabile di struttura. È questo il personale della rsa di Sacile che tra poco più di un mese potrebbe perdere il posto: una trentina di famiglie, 27 per l’esattezza, che si troverebbero senza stipendio da un giorno all’altro. La proroga di un anno firmata con la cooperativa Kcs caregiver sta per scadere e il 30 giugno 2026 la struttura potrebbe chiudere i battenti. Con un danno non solo per i lavoratori, ma anche per i tanti pazienti - tra degenti e giornalieri - che usufruiscono del presidio. A lanciare l’allarme è Aurora Pallaveshi, dirigente sindacale Cisl Fp di Pordenone, che chiede risposte chiare all’Azienda sanitaria.
LA VICENDA «Esprimiamo tanta preoccupazione - spiega la sindacalista - per la continuità lavorativa dei dipendenti del terzo settore. Il sistema sanitario va rinforzato non spezzettato. Temiamo una Roveredo 2». Il riferimento è alla chiusura lo scorso anno della rsa di Roveredo, chiusura arrivata - come sarebbe in questo caso - dopo una proroga. La residenza per anziani di Sacile è in piena attività: al momento ci sono 25 degenti su 28 posti letto. Oltre ai pazienti che giornalmente frequentano la struttura per trattamenti riabilitativi. «Dove andranno i pazienti del presidio? - chiede Pallaveshi - Non si possono sovraccaricare Casa Serena e Maniago, non ci sarebbero posti a sufficienza per l’utenza che serve Sacile. Questa struttura è importante per pazienti e caregiver, stiamo impoverendo il territorio di Pordenone». Al momento l’Asfo ancora non avrebbe rilasciato comunicazioni ufficiali. «Non si può lasciare a casa il personale da un giorno all’altro - prosegue la sindacalista - come accaduto l’anno scorso per Roveredo. Sono circa trenta le famiglie coinvolte. La Kcs non ha altre sedi nel pordenonese, questi lavoratori sarebbero costretti, se vogliono mantenere il posto, a trasferirsi a Trieste. Ma con il carburante a oltre due euro al litro chi accetterebbe? Non si possono fare discriminazioni tra personale di serie A e di serie B, i lavoratori delle cooperative hanno lo stesso valore professionale dei dipendenti pubblici».L’APPELLO Per ora dunque nessuna comunicazione ufficiale, ma da voci la struttura potrebbe diventare una casa di comunità. «Detta così - continua Pallaveshi - la casa di comunità è una scatola vuota. Che tipo di personale sarebbe assunto? Asfo o lo staff della Kcs? I dipendenti del terzo settore devono essere tutelati come i dipendenti pubblici, è inaccettabile che a poco più di un mese si brancoli ancora nel buio. Chiediamo garanzia del lavoro e continuità di servizio. I cittadini del territorio di Pordenone devono avere delle strutture di rsa che soddisfino il numero delle domande della popolazione. Serve chiarezza».







