A Gaza oltre 630mila giovani sono senza aule e costretti a studiare nelle tende. Un progetto di gemellaggio tra le tende-scuole di Gaza e le scuole italiane rompe la gabbia dell’isolamento: “Questo legame ci dà la forza”.

La psicologa Zeinab Ahmad Alhaw, una delle fondatrici del progetto della tenda–scuola "Adam"

Una lavagna appoggiata al bordo della tenda di plastica, i bambini e le bambine seduti a terra come l’insegnante: queste sono, oggi, le tende-scuole a Gaza. Le stesse tende dove 637.474 giovani e bambini in età scolastica (censimento OCHA di aprile 2026) sono costretti a vivere, dormire, mangiare e studiare da quasi tre anni.

A Gaza la distruzione sistematica non ha risparmiato nulla, azzerando le infrastrutture, le abitazioni e colpendo in via prioritaria università, accademie e complessi didattici. Eppure, tra la polvere e i rifugi sovraffollati nella zona di Al-Zawayda, nel centro della Striscia, risuona una richiesta che i palestinesi hanno avanzato con fermezza, ancor prima di invocare la ricostruzione delle proprie case: il rispetto del diritto allo studio, la cultura, la necessità di riavere spazi di formazione, per non condannare all'analfabetismo un'intera generazione di bambini. È in questo perimetro di resistenza che si inserisce il gemellaggio solidale tra la scuola dell'infanzia e primaria "Carlo Pisacane" di Roma e la scuola-tenda modello "Adam" a Gaza, che nel giro di pochi mesi ha coinvolto tante altre tende-scuola nella Striscia, di ogni ordine e grado, così come nel resto d’Italia.