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In una grande città ungherese contemporanea vive András Papp, entomologo presso il Museo di Scienze naturali, uomo solitario e segnato da una deformità fisica per cui è senza collo e ha una vistosa gobba sulla schiena fin dall'infanzia; che peraltro è stata felicissima, poiché è stato cresciuto dai nonni ed è nel grande prato lungo le rive del Danubio dove giocava ogni giorno che ha scoperto la sua passione per gli insetti. Non possiamo non amare Papp, poiché "il suo rapporto con le farfalle era basato sull'ammirazione e l'amore, quello con i bruchi sull'amore e l'ammirazione, eppure ogni volta che gli veniva chiesto perché avesse scelto di dedicarsi proprio alle uova, ai bruchi, alle crisalidi e alle farfalle lui rispondeva sempre, e sempre usando le stesse parole, che si tratta di insetti che non pizzicano, non pungono, non mordono".Insomma, come tutti noi, Papp si nasconde, e non possiamo che sentirci subito vicini a lui, e inteneriti. E lo comprendiamo, quando è un po' sorpreso da quello scrittore di nome László e dal cognome irripetibile (una volta, lo scrittore medesimo ha provato a insegnare a pronunciarlo alla presentatrice del National Book Award ed è finita malissimo, quando effettivamente ha vinto ed è stato chiamato sul palco...), che lo va a trovare al Museo e gli tiene un lungo discorso intorcigliato come certi suoi romanzi, per arrivare a dire che, alla soglia dei settantuno anni, proprio non si spiega che cosa ci affanniamo tanto a vivere e sopravvivere, tutti quanti, su questa Terra, e perché, e gira la grande questione proprio a lui, al povero Papp... Il quale, non sapendo che pesci pigliare, come avremmo fatto tutti, si rifugia nella propria zona di comfort: tira fuori un cassetto di lepidotteri appena collezionati, e li mostra orgoglioso a László.