Napoletano di nascita, ha sempre avuto un rapporto stretto con la città. Non solo perché qui ha scelto di vivere con moglie e figli, ma anche perché è stato accolto con familiarità.I teatri delle città del mondo sono la sua casa, ma con Ravenna Riccardo Muti, napoletano di nascita, ha sempre avuto un rapporto speciale. Non solo perché qui ha scelto di vivere con la moglie, la ravennate fino al midollo Cristina Mazzavillani, e con i figli, ma anche perché queste terre ricche di tradizione, musica e poesia, lo hanno accolto con familiarità e discrezione, com’è nella loro natura. A Ravenna il maestro ha realizzato alcuni dei progetti che più gli stanno a cuore, dall’Italian Opera Academy dedicata, dal 2015, agli aspiranti direttori d’orchestra, a ‘Cantare amanti est’, evento che anche quest’anno, l’1 e il 2 giugno, lo vedrà impegnato, nel cartellone di Ravenna Festival, alla guida di coristi da tutta Italia e oltre. Un ritorno obbligato, visto l’enorme successo della prima edizione del 2025. A Ravenna ha ormai una sede stabile l’Orchestra giovanile Cherubini, progetto fortemente voluto dal maestro, nella chiesa di San Romualdo in via Baccarini.
Il legame con il Festival è storia antica: fondato da Cristina Mazzavillani Muti nel 1990, ha goduto della presenza del maestro sin dalla prima edizione. Al Festival ha diretto concerti memorabili, accogliendo celebri orchestre che hanno portato una piccola città di provincia come era Ravenna allora, alla ribalta delle cronache internazionali. È ancora vivo nel ricordo il concerto del 21 maggio 2020 alla Rocca Brancaleone quando, sul podio della Cherubini, Muti fu protagonista di un evento straordinario, il primo concerto dell’era post-Covid, quando il Paese, e il mondo tentavano di uscire dall’incubo dell’isolamento della pandemia.






