A Bari il nodo delle liste d’attesa non riguarda solo i vivi, ma anche i defunti. Il servizio di cremazione del cimitero cittadino, infatti, deve fare i conti con tempi che variano in base alla domanda e all’andamento della mortalità: nel 2025 si sono registrate circa 2.500 cremazioni, con una media di 8 al giorno. Le attese oscillano da 2-3 giorni nei periodi meno intensi fino a circa 10 giorni nei momenti di maggiore richiesta. Il bacino di utenza non si limita al Comune di Bari, ma si estende all’intera area metropolitana e alle province di Taranto, Brindisi e Lecce, rendendo l’impianto del capoluogo uno dei principali punti di riferimento della Puglia per questo tipo di servizio.

Nonostante ciò, la struttura presenta limiti tecnici: l’attuale forno crematorio non consente, ad esempio, la cremazione di feretri «over size» né di casse dotate di controcassa in zinco, una tipologia sempre più diffusa per ragioni sanitarie e di trasporto. Si tratta di vincoli operativi che, di fatto, riducono la flessibilità del servizio e ne condizionano la capacità di risposta nei momenti di maggiore pressione, quando la domanda cresce e l’impianto lavora già a pieno regime.

È anche per superare queste criticità che lo scorso anno il Consiglio comunale aveva approvato una delibera per avviare una gara pubblica finalizzata alla realizzazione di un nuovo impianto di cremazione, attraverso una concessione mista di lavori, forniture e servizi. L’obiettivo era quello di attrarre operatori economici interessati a realizzare e gestire un impianto completamente rinnovato, in grado di sostituire quello esistente e di adeguarlo agli standard tecnici e ambientali più recenti. Tuttavia, la procedura non ha avuto esito: il bando è andato deserto, senza la presentazione di offerte da parte delle imprese del settore.