Antonella Clerici ha un sorriso dentro la voce. Ha appena finito la settimana di lavoro, apre il cancello della sua casa davanti al bosco, i cani le vengono incontro e la festeggiano. «Qui sono veramente felice. Stacco appena finisco di lavorare, con le persone che amo, con gli amici, con gli animali. Ho sempre frequentato persone così, estranee al mondo dello spettacolo. Ho tantissime amiche, donne importanti per me e per quello che fanno, ma non per il grande pubblico. Poi certo, c’è Carlo Conti e c’era Fabrizio Frizzi. Ma io non voglio vivere sempre esposta. Nel weekend resto in campagna, non voglio monturarmi anche il sabato e la domenica». Montu...che?«Monturarmi, pettinarmi e truccarmi da parata. Questa è la vita che volevo vivere, dedicare tutto il tempo che posso alla famiglia e agli amici». Sua figlia Maelle che ne dice della mamma star della tv?«A mia figlia non gliene frega niente della mia popolarità. Tranne quando le dico che vorrei stare di più con lei: allora mi spinge ad andare a lavorare al più presto. È giusto che sia così a a 17 anni». Cosa fate insieme?«Da quando fa il liceo cerco di aiutarla con lo studio, specie con le materie che io facevo meglio al Classico, Italiano e Storia dell’Arte. Lei credo potrebbe diventare un bravo medico. Le piacciono le materie scientifiche ed è molto incuriosita da tutte le serie tv sugli ospedali, che io invece rifuggo». A proposito di tv: lei quest’anno compie 40 anni davanti alle telecamere. Si diverte ancora?«Sempre, dopo gli “anta” se non ti diverti più è meglio smettere. Mi piace tantissimo il mio È sempre mezzogiorno perché ho costruito una compagnia di giro divertente, leggera, simpatica. Tra un sugo e un contorno, parliamo di vita, di attualità. A The Voice mi diverto anche se non è in diretta perché ogni due minuti cambiano le emozioni dei concorrenti e di chi ci lavora. E questo il pubblico lo sente». Ha un programma quotidiano da più di un quarto di secolo. Che Italia ha visto da lì?«Io guardo il Paese passare, ho il suo polso. Ci tenevo a riprendere dopo il Covid per fare compagnia alle persone. Credo che il mezzogiorno abbia in qualche modo una missione sociale, ma è anche il programma che porta i telespettatori al telegiornale». Com’è cambiato il Paese in questi anni?«Dalla prima puntata di La prova del cuoco sono passati 26 anni e il Paese è tutto diverso. Ora ci sono i social, che in due minuti ti spiegano cosa fare, come impastare, cosa fai bene e cosa sbagli, non solo in cucina ovviamente, anche quando parliamo di attualità o di libri. Tutto è più veloce, tutto è sottoposto a un giudizio immediato». Cosa è rimasto uguale?«Il rapporto con il pubblico: quando guardo la telecamera vedo le persone lì dentro, le riconosco, i loro desideri, la voglia di alto e basso, l’intervista colta e la ricetta facile. Cerco di dare un po’ tutto, anche perché davanti a me c’è lo studente fuorisede, la mamma col bambino, il convalescente. La cosa buffa è che il programma ha cresciuto la generazione che ora ha 30-40 anni, i bambini degli anni ’90 che sono tutt’ora una parte importante del mio pubblico». Le piace questo ruolo di mamma televisiva di una generazione?«Tanto. Mi dicono che guardavano il programma con la nonna che magari non c’è più, mi mandano messaggi pieni di affetto. Loro sono cresciuti e io sono invecchiata, ma il quotidiano chiacchierato crea legame indissolubile. Loro si fidano e non li tradirò». Ecco, fiducia. In tutti questi anni con un programma così popolare ha ricevuto pressioni dalla politica?«La mia fortuna è stata quella di avere un programma quotidiano che mi ha dato un appoggio, come un materasso. Quando ci sono stati rapporti difficili con un certo tipo di dirigenza, ho sempre avuto i risultati positivi a difendermi. Ho sempre mantenuto la mia libertà e devo dire che la Rai mi ha lasciata molto libera. Per dire, nessuno mi ha mai imposto un cuoco. Poi forse mi conoscono, sanno che sono peperina, da me una marchetta non entra». Lei ha sempre amato definirsi nazional popolare. Chi sono stati i suoi modelli?«Sicuramente Pippo Baudo che ha reso per primo giustizia a quella definizione che da parte di qualche radical chic voleva suonare come un’accusa. Poi nella tv del mezzogiorno non posso non pensare a Raffaella Carrà ed Enrica Bonaccorti».