Il Conservatorio di Milano stasera (domenica 24 maggio) ripropone in forma di concerto, nella versione originale, “Neither”, l’opera del compositore americano minimalista Morton Feldman (1926-1987) con testo del drammaturgo Samuel Beckett. A metà degli anni ’70, a Roma, ci fu una rappresentazione rivoluzionaria di questo lavoro, la cui scena venne ideata e realizzata da Michelangelo Pistoletto, protagonista della corrente dell’”Arte Povera”, artista di fama internazionale. Il maestro biellese, a partire dalle 18 di oggi, nella Sala Verdi dell’accademia, dialogherà con il musicologo Veniero Rizzardi. Poi l’esecuzione del lavoro musicale, con l’Orchestra di Padova e del Veneto diretta da Marco Angius, e la voce del soprano Livia Rado.
Maestro Pistoletto, come nacque quel progetto?
"Fu un invito del direttore dell’Opera di Roma a farmi incontrare Feldman e Beckett. Ricordo che sorpresi lo stesso Feldman. Erano diverse serate e lui si aspettava la ripetizione di quanto visto alla Prima. Invece ogni volta era diversa".
Cosa vedeva il pubblico?
"La prima sera c’erano una ventina di comparse che si muovevano come una popolazione che gira per la città. Il soprano cantava in primo piano con due pile ai polsi che le illuminavano le mani. La seconda, una casa di tela attraversata dalla luce. In un’altra serata, un grande abito che si allargava fino a occupare tutto il palcoscenico, come una divinità. Un’altra volta c’era un’ombra fisica, interpretata da mia moglie distesa a terra, che a metà si alzava e cambiava posizione al mutare della luce. Non era mai l’ombra né da una parte né dall’altra: era sempre “Neither”, né l’uno né l’altro".






