Sono le 8.45 quando Papa Leone atterra sul campo sportivo di Acerra, a quell’ora sono già più di diecimila i fedeli che lo aspettano sparpagliati lungo le strade che circondano la cattedrale di Santa Maria Assunta e piazza Calipari dove di lì a poco il Santo Padre terrà il suo secondo discorso prima di tornare in Vaticano. Diecimila fedeli destinati a diventare molti di più nel corso di una mattinata che non si sbaglia a definire storica: mai era successo che un Pontefice facesse visita alla Terra dei fuochi dove - parole sue - «nessuna ingiustizia potrà cancellarne fascino e bellezza». Non era mai successo fino a ieri mattina, quando è arrivato Leone XIV nel rispetto di un impegno morale che il suo predecessore aveva preso con la gente di qui, ma non fu possibile: Bergoglio morì prima di riuscire a mantenere la promessa. Prevost ora esaudisce quel desiderio - e lo fa a pochi giorni di distanza dalla sua visita a Napoli - «riconoscendo - aggiunge - il grande dono che l’Enciclica Laudato si’ ha rappresentato per la missione della Chiesa in questa terra».

Esaudisce un desiderio che non è solo quello ricevuto in eredità da Papa Francesco. Sedute una accanto all’altra, nella navata laterale del piccolo duomo di Acerra, ci sono più di cinquanta famiglie, aspettano questo momento da settimane, sanno che incontreranno il Santo Padre e sanno pure che a ciascuno di loro il Pontefice regalerà una parola, un pensiero, un gesto di coraggio e di incoraggiamento. Sono le mamme, i papà, le mogli, i mariti, i figli, le sorelle e i fratelli di chi ha perso la vita perché qualcuno ha sversato a casa loro tanti di quei veleni da farli ammalare a morte: «Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime - dice il Papa - le lacrime di chi ha perso i propri cari, uccisi dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente». Non solo. «Sono qui anche per ringraziare chi invece ha risposto al male col bene, la Chiesa in modo particolare che ha saputo osare la denuncia e la profezia per radunare il popolo nella speranza». La stessa speranza di cui parla il vescovo di Acerra, anima e motore di una visita destinata a lasciare il segno. Papa Leone ad Acerra, Gaetano Manfredi: «Mai più Terra dei fuochi, ma Terra felix»L'appello Monsignor Antonio Di Donna chiede «conversione» e si commuove fino alle lacrime ricordando, nome per nome, le ultime giovani vittime, senza mai rinunciare a credere in un nuovo futuro: «Alle famiglie di questi ragazzi dobbiamo la verità, - aggiunge - va detto loro che qui c’è stato chi ha avvelenato, chi ha taciuto, chi ha lasciato fare, e i “nuovi mercanti” che su tutto ciò hanno guadagnato». All’inizio - ricorda Di Donna - «la risposta delle istituzioni è stata debole ma la gente ha reagito; sono nati i comitati, sono scesi in campo i cittadini, le madri coraggio, i medici per l’ambiente, fino a quando nel gennaio del 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto che lo Stato italiano non aveva posto in essere alcuna azione per fermare il fenomeno della Terra dei fuochi». Parole forti se è vero come è vero che per sedici anni si è mantenuto il segreto sulle dichiarazioni dei pentiti di camorra che confessavano di aver interrato tonnellate e tonnellate di rifiuti tossici. È una sorta di via Crucis del dolore, quella che sfila sull’altare davanti a Papa Leone al termine della celebrazione in cattedrale: tanti bambini e tante mamme con il loro carico di sofferenza e di speranza, la speranza di farcela così come ce l’ha fatta la piccola Manuela: «Noi la battaglia l’abbiamo vinta - racconta mamma Maria Grazia parlando con il cardinale don Mimmo Battaglia che siede in prima fila - il cancro è sconfitto. Scoraggiarsi non serve, bisogna andare avanti». Negli ultimi 30 anni - lo ha ricordato proprio Di Donna - solo ad Acerra sono morti 150 tra ragazzi e giovani, senza contare gli adulti e senza contare tutte le altre zone della Terra dei fuochi. La stessa terra - dice il Papa - che un tempo veniva chiamata Campania felix, «capace di incantare per la sua fecondità, i suoi prodotti e la sua cultura, come un inno alla vita. Eppure, - aggiunge - ecco la morte, della terra e degli uomini. Soffriamo per la devastazione che ha compromesso un meraviglioso ecosistema, luoghi, storie e memorie». Poi la risposta che il Papa offre a chi continua a chiedersi “che fare?”: «Di fronte a questa realtà ci possono essere due atteggiamenti, l’indifferenza o la responsabilità. Voi avete scelto la responsabilità e, con l’aiuto di Dio, avete iniziato un cammino di impegno e di ricerca della giustizia». Senza mai abbandonare la speranza in un domani diverso, anche quando la situazione non promette niente di buono: «Siate testimoni di una ostinata resistenza che diventa rinascita, là dove - spiega il Santo Padre - il Vangelo illumina e trasforma la vita». D’altronde - prosegue Papa Leone - «il Signore ci fa domande nuove su come si vive nei nostri quartieri, sulla disponibilità a lavorare insieme fra persone e istituzioni, sulla nostra passione educativa, sull’onestà nel lavoro, sull’equa distribuzione del potere e delle ricchezze, sul rispetto per le persone e per tutte le creature. Potranno queste terre rivivere? Siate voi stessi la risposta: una comunità unita, nelle fede e nell’impegno». Uno l’obiettivo principale: «Scardinare la cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra, come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo». Papa Leone XIV nella Terra dei Fuochi, l'ingresso nel Duomo di AcerraL'auspico Infine, la pace, o meglio, un «”esercito” di pace che si alzi in piedi e guarisca le ferite di questa terra e delle sue comunità. Non più fuoco che distrugge, ma fuoco che ravviva e riscalda, il fuoco dello Spirito che accende i cuori e le menti di migliaia e migliaia di uomini e donne, di bambini e di anziani, che ispiri cura, consolazione, attenzione e - conclude Papa Leone - amore vero».