Maggio è sempre stato un mese favorevole alle offensive russe. Quest’anno invece, le truppe di Mosca non hanno ottenuto risultati significativi. A cosa è dovuta questa situazione? «Innanzitutto, la Russia ha subito pesanti perdite durante l’offensiva dell’anno scorso. Sta diventando sempre più difficile ricostituire le forze dei reparti d’assalto. In secondo luogo, l’Ucraina ha aumentato enormemente le proprie capacità di fuoco sia nella zona tattica sia in quella operativa. Nella zona tattica vengono respinti gli assalti della fanteria e colpiti con droni i gruppi d’assalto russi in avanzata. Nella zona operativa, invece, l’Ucraina ha avviato una vera caccia all’infrastruttura militare russa: sistemi di difesa aerea e antimissile, artiglieria, comunicazioni, operatori di droni russi e servizi logistici. Parliamo di profondità di 100 chilometri e oltre dalla linea del fronte». Per colpire le retrovie nemiche gli ucraini hanno acquisito nuove capacità nell’impiego di droni a medio raggio. Di cosa si tratta? «I cosiddetti droni “middle strike” utilizzati dall’Ucraina sono per la maggior parte droni FPV controllati direttamente da un operatore. Ed è proprio questo che spiega sia la loro elevata precisione sia la loro ridotta vulnerabilità ai sistemi di guerra elettronica. Impiegano tecnologie avanzate: sistemi di acquisizione del bersaglio, intelligenza artificiale e telecamere sofisticate capaci di funzionare di notte e persino nella nebbia intensa. Vengono prodotti in massa grazie all’aiuto degli alleati europei e statunitensi. Per esempio, i droni RAM-2X vengono realizzati da un’impresa congiunta europeo-ucraina». Perché la Russia è rimasta indietro in questo campo? Basta fare un paragone tra l’industria automobilistica russa e quella europea. Ci sono le Lada russe, e poi le Mercedes, BMW, Opel e Volkswagen tedesche; le Fiat italiane; le Renault e Peugeot francesi. Immagini l’AvtoVAZ che compete contro tutti questi giganti industriali europei. Possiamo quindi dire che nello spazio operativo l’Ucraina abbia un vantaggio, mentre sul lungo raggio la Russia continua a disporre di mezzi superiori? «Non esattamente. La Russia ha avuto il vantaggio di poter utilizzare fin da subito una tecnologia iraniana già pronta per produrre droni a lungo raggio. Aveva quindi un vantaggio iniziale. Ma oggi quel vantaggio, sia quantitativo sia qualitativo, si è praticamente annullato. L’Ucraina produce oggi più droni d’attacco “deep strike” della Russia ed è in grado di colpire obiettivi su tutto il territorio europeo della Federazione Russa fino agli Urali».