Mariano Giustino

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A group of women attend a mass wedding ceremony for couples participating in the “Janfada” (“Sacrifice for Iran”) pro-government campaign in Tehran, Iran, Monday, May 18, 2026. (AP Photo/Vahid Salemi)

È ancora una volta Islamabad a guidare i tentativi di mediazione tra Usa e Iran, sebbene questi siano ancora molto distanti sulle questioni chiave: il diritto all’arricchimento dell’uranio e lo status dello Stretto di Hormuz. Il capo dell’esercito pakistano, Asim Munir, si è recato ieri a Teheran per discutere delle posizioni negoziali delle due parti. Ma quella pakistana non è l’unica delegazione presente nella Repubblica islamica. Un gruppo di delegati, infatti, è stato inviato ieri dal Qatar per provare a risolvere i nodi rimasti in sospeso.

Nonostante la presenza dei mediatori internazionali, sul raggiungimento di un accordo filtra ancora un po’ di scetticismo. Ieri, al termine della ministeriale Nato in Svezia, il Segretario di Stato americano, Marco Rubio ha dichiarato: “Speriamo di raggiungere un’intesa…ma è fondamentale elaborare un piano B”, nel caso in cui l’Iran si rifiutasse di riaprire lo Stretto o imponesse un pedaggio alle navi. All’inizio di questa settimana, gli Stati Uniti avevano inviato all’Iran la loro ultima proposta per porre fine alla guerra, che dura da quasi quattro mesi. Poi mercoledì, il presidente Donald Trump ha detto che avrebbe aspettato “un paio di giorni” per la risposta di Teheran, ma difficilmente il regime islamico allenterà la sua intransigenza su quelle che considera le sue linee rosse: il programma nucleare e missilistico, e il controllo di Hormuz e. Per Teheran, quella energetica è una guerra parallela. L’Iran vuole provarla a vincere, essendo stata duramente sconfitta sul piano militare. Il controllo dello Stretto di Hormuz è una leva di deterrenza preziosa ed efficace, a cui lo Stato non può rinunciare. A essere preoccupato dall’intransigenza iraniana è soprattutto Israele. Funzionari dello Stato ebraico hanno riferito a Reuters che Trump ha garantito a Gerusalemme che le scorte iraniane di uranio altamente arricchito, necessarie alla costruzione di un’arma atomica, sarebbero state trasferite fuori dall’Iran e che qualsiasi accordo di pace dovrà garantire ciò con una precisa clausola in tal senso.