Primo pugile palestinese a partecipare alle Olimpiadi, Waseem Abu Sal racconta cosa significa allenarsi e competere sotto l’occupazione israeliana mentre è in corso un genocidio. Oggi è a Roma per “Boxe contro l’assedio”, il progetto sportivo che unisce Palestina, Italia e Irlanda.

Foto di Daniele Napolitano

“All’inizio non ero particolarmente appassionato di pugilato. Ho iniziato a praticarlo quando avevo 14 anni, ma la vera svolta è arrivata durante un torneo internazionale europeo in Portogallo, dove ero andato insieme alla mia squadra. Lì è nata una sfida tra me e un altro ragazzo del team, Islam, che all’epoca era il capitano della nazionale ed era anche più grande di me. Per me è sempre stato una grande fonte d’ispirazione, quasi come un fratello maggiore. Ci eravamo promessi di vincere la medaglia d’oro… e alla fine ci siamo riusciti entrambi. È stato proprio in quel momento che ho capito quanto il pugilato fosse importante per me. Quando sono tornato a casa, ho detto a mio padre: ‘Voglio fare solo il pugile. Non voglio essere nient’altro’”

Waseem Abu Sal è un nome conosciuto che ha bisogno di poche presentazioni: è infatti il primo pugile palestinese ad aver partecipato alle Olimpiadi. Dalla palestra di El Barrio, a Ramallah, allenato dal coach Nader Jayousi, è salito sul ring di Parigi 2024 portando con sé non solo il desiderio di competere, ma anche quello di dare voce alle istanze del suo popolo, oggi travolto dalla devastazione nella Striscia di Gaza e dall’offensiva militare condotta da Israele ai territori palestinesi. Oggi Waseem si trova a Roma per partecipare a “Boxe contro l’assedio”, il progetto di scambio sportivo promosso dalle palestre popolari Palermo, Valerio Verbano e Quarticciolo, insieme all’Ong CISS. L’iniziativa si svolgerà oggi, sabato 23 maggio, al Parco Nomentano. L’evento prevede un triangolare di pugilato tra Italia, Irlanda e Palestina, con la partecipazione di numerosi atleti provenienti dai tre Paesi. Foto di Daniele Napolitano Praticare una disciplina sportiva qui può sembrare una cosa semplice, scontata. In Palestina non lo è. Gli atleti infatti hanno un'estrema, se non impossibile, possibilità di movimento. Se un pugile in Italia può facilmente andare ad allenarsi in altri posti, con altri atleti, questo non è possibile per Waseem Abu Sal. A Ramallah bisogna organizzarsi con quel poco che si ha: e spesso, si dice poco per non dire niente.