Le elezioni amministrative in Sicilia assumeranno una chiave di lettura destinata a inasprire i rapporti tra le forze politiche. Di solito l’effetto domino è schermato dalla natura localistica del voto, scomposto in cortili elettorali che circoscrivono variabili e tattiche. Questa volta no. E non solo perché il test coinvolge quasi un milione di siciliani, o perché sono in ballo tre capoluoghi di provincia e altri comuni “sentinelle”, affidabili nel fiutare l’aria che tira.Il centrodestra è il più esposto all’incrocio dei venti delle urne. Tanto che il governatore Schifani si è defilato dalla campagna elettorale, consapevole che all’indomani del voto sarà lui il bersaglio dei cecchini. Ma questa volta non sarà la solita imboscata, più volte ordita all’Ars dai franchi tiratori della sua maggioranza. Le eventuali sconfitte nelle roccaforti del centrodestra diventeranno frecce avvelenate da scagliare, a viso aperto, sul presidente della Regione. Dalle urne uscirà anche un verdetto mascherato che avrà un valore quasi referendario sul suo governo. Schifani ha ventilato la sua ricandidatura, ma sarebbe pronto a cedere il passo di fronte a un’alternativa forgiata a sua immagine e somiglianza, modello “Marcello Caruso”, promosso assessore alla Sanità.Il bivio delle Amministrative sarà la cartina di tornasole per misurare le sue ambizioni. E sulla riva del fiume ci sono proprio i suoi nemici di partito, più insidiosi e agguerriti degli alleati che covano nella Lega e in Fratelli d’Italia, rispetto ai quali Schifani può sbandierare alibi di ferro. A partire dagli assessori gravati da ombre giudiziarie.Chi ha poco da perdere, invece, è il cosiddetto “Campo largo”, coalizione immatura che ha radicato le sue connessioni nell’alternativa obbligatoria. Più camicia di forza che alleanza fondata su percorsi programmatici solidi e coerenti. In questa cornice sulla graticola rischia di scottarsi il segretario regionale del Pd, Barbagallo. Un risultato magro del suo partito ridarà fiato alle pulsioni bellicose dei suoi avversari interni, schierati al varco per disarcionarlo. E forse questa volta non basterà ripararsi sotto l’ombrello di Elly Schlein.