Sovrintendente Nicola Colabianchi, un anno non facile alla guida della Fenice. Qual è il bilancio?«Per quanto riguarda il teatro, abbiamo tutti indicatori positivi. Abbiamo chiuso i conti in attivo di 88mila euro per il quindicesimo anno consecutivo, programmato una stagione, fatto 21 concorsi con 19 assunzioni. Direi che non possiamo che essere soddisfatti. Teniamo conto che al mio arrivo abbiamo trovato una situazione di scioperi e proteste per le vicende contrattuali, situazioni che sono state affrontate e risolte».

Un anno però anche intenso e burrascoso, dove hanno tenuto banco il “caso Venezi” e le contestazione per la sua nomina. Intanto, come sente il rapporto con la città e con il pubblico? «Come ha detto qualcuno se la Scala è il salotto di Milano, la Fenice è la casa dei veneziani. E io mi trovo benissimo. Sul “caso Venezi” penso che il pubblico abbia tutto il diritto di manifestare le proprie posizioni, ma mi pare anche che ora sia tutto superato. Il pubblico e gli abbonati sono fedeli. Non ci sono stati abbandoni, gli abbonati non sono diminuiti». Ma col senno di poi rifarebbe la scelta di Beatrice Venezi come direttrice musicale? «No, per tanti motivi e soprattutto per le tensioni che si sono venute a creare. La scelta di Beatrice Venezi aveva una sua logica precisa: far entrare nel teatro una donna, una giovane. Di questa logica sono ancora convinto, tant’è che la programmazione del prossimo anno avrà al centro la figura femminile. Abbiamo molte opere al femminile, a partire da quella scelta per il debutto, “Fedora”». Ma sul piano personale come ha vissuto il “caso Venezi” e questo anno?«Con delusione e con fatica perché sono stati mesi davvero impegnativi, con il teatro che è stato sulle pagine dei giornali di tutto il mondo». E sul piano sindacale? Da parte loro è ancora pendente una richiesta di sua dimissioni... «Sul piano sindacale la situazione si è rasserenata, mi pare. Abbiamo tenuto una riunione con la Rsu, la rappresentanza sindacale interna, due giorni fa e il clima era disteso, non sono emersi particolari problemi. La richiesta di dimissioni? Non spetta ai sindacati decidere di licenziare un sovrintendente». Teme una causa da parte di Beatrice Venezi?«No, non penso ci sarà alcuna causa, non ci sono proprio i presupposti. C’era un contratto ma sottoscritto solo da lei, non da noi».Ma quale sarebbe stato il suo compenso? «Quarantamila euro l’anno per l’incarico da direttrice musicale più 8mila euro circa per recite d'opera e concerti (metà compenso per le repliche). Il contratto prevedeva due opere e tre concerti sinfonici, più un grande evento tra Capodanno, la tournée o un concerto in piazza San Marco». Uscita di scena Venezi, avete in programma di procedere a una nuova nomina sulla base di quei criteri che aveva citato prima? «Ci stiamo prendendo una ovvia pausa ma sì, cercheremo una figura che possa ricoprire quel ruolo, perché è importante dare un riferimento ai musicisti». Domenica e lunedì Venezia sceglierà il nuovo sindaco. Che è anche presidente della Fondazione del teatro. Prospettive, dal suo punto di vista?«Resto alla finestra, pronto a lavorare bene con chiunque. Io sono un tecnico, in passato sono stato nominato da Rutelli, poi da Franceschini e qui dal governo Meloni, figure di diverso orientamento politico. Ma come ho detto io sono un tecnico. Non mi preoccupa chi verrà eletto».E con Brugnaro come è stato il rapporto? «Molto buono, è stato vicino al teatro e negli ultimi tempi ci ha molto sostenuto. Pochi giorni fa la giunta comunale ha approvato il progetto di una scuola di formazione per i mestieri del teatro da aprire nell’ex ospedale Umberto I di Mestre, che sarà oggetto di un’importante riqualificazione». Non c’è il timore che una scuola di formazione musicale possa fare concorrenza ad altre istituzioni, come il Conservatorio.«Assolutamente no, non vedo alcun pericolo. Innanzitutto perché parliamo di tutte le professioni: scenografi, costumisti, macchinisti, truccatori, sarti. Non solo musicisti. E poi perché una scuola del genere sarà complementare a un conservatorio. Come non basta una laurea in legge per fare l’avvocato o il giudice, così non basta un diploma al conservatorio per far parte di un’orchestra di un teatro. Un istituto di formazione manca e ci consentirebbe di aumentare il livello delle nostre produzioni». A proposito di produzioni, la Fenice aumenterà le proprie? A che punto state? «Attualmente le opere prodotte da noi sono al 40 per cento, ma contiamo di aumentarle per poi portarle in altri teatri. Questo è sicuramente un punto importante nello sviluppo delle attività del teatro». Lei parlava di un attivo di 88mila euro: un bilancio in utile per il quindicesimo anno di fila. Come mantenere questo trend? È soprattutto, come aumentare il contributo dei privati?«Tasto delicato, questo. E complesso. La legge del 1996 che ha istituto le Fondazioni culturali non è stata efficace perché alla base manca la defiscalizzazione. Il privato che investe in cultura oggi, in Italia, ha agevolazioni minime, con l’art bonus. In altri Paesi si arriva al cento per cento. Questo è un ostacolo. Noi dai privati attualmente riceviamo 2 milioni». Non molti se pensiamo per esempio alla Scala. Non c’è anche un problema di impegno da parte dei privati? Siamo in Veneto, un territorio ricco, forse ci si potrebbe aspettare qualcosa di più.«È vero, ma è anche vero che qui si sono fondazioni importanti, come Fenice, Biennale, Arena, per non parlare di Trieste. E l’impegno è moltiplicato. Non c’è dubbio però che, nel ricco Nordest, ci si può aspettare qualcosa di più. Dobbiamo lavorare in questa direzione».Ma mettiamo che quei 2 milioni dai provati diventino 4, dove potrebbe essere impiegato un tesoretto aggiuntivo? «Bella speranza... Innanzitutto direi nell’aumentare i compensi ai dipendenti, nei limiti che la legge ci impone. Poi nelle produzioni, senz’altro. E poi ho un auspicio». Quale? «Quello di restituire al teatro Malibran la propria vocazione. Farne un hub del barocco a livello internazionale, attraverso un’opera di recupero filologico del teatro stesso, togliendo quella patina anonima che ne ha cancellato l’identità». A proposito di produzioni, ci sono tournée in programma? «Certamente, molte. Siamo stati a Barcellona, con un concerto delle due orchestre in un teatro che, come la Fenice, era stato distrutto da un incendio. Poi andremo a Shanghai in ottobre con la Tosca e a Santander nell’agosto del 2027 con “La Cavalleria Rusticana”». Venezi, cala il sipario: la Fenice licenzia la direttrice dopo le accuse di nepotismo all'orchestra