VENEZIA - La denuncia di un sotto finanziamento che si è aggravato negli anni: dagli oltre 2 milioni, che la Regione assegnava al Gran Teatro La Fenice nel 2010, oggi siamo crollati a 640 mila euro. Numeri forniti direttamente dal soprintendente della Fondazione lirico sinfonica veneziana, Nicola Colabianchi, che si è appellato ai consiglieri regionali perché si ritorni a «livelli dignitosi». Occasione, ieri, le audizioni sul Defr 2026-2028 in commissione cultura. Tra i vari rappresentanti di realtà culturali regionali, Colabianchi è stato il più diretto nell’evidenziare la «discrasia tra la visione del documento e la realtà delle risorse assegnate. I numeri parlano chiaro, non lasciano adito a interpretazioni. Il contributo della Regione Veneto per la Fenice è crollato drasticamente nel tempo, se confronto i 2milioni e 400mila euro del 2010 con gli attuali 640mila euro. Una riduzione del 73%». Colabianchi ha portato anche il raffronto con il teatro di Cagliari, di cui è stato soprintendente, che conta su ben 8 milioni di contributo regionale. Immediato il commento della consigliera regionale dem, Monica Sambo, per cui l’audizione del soprintendente «ha reso finalmente evidente, con numeri incontrovertibili, ciò che denunciamo da tempo: la Regione del Veneto ha progressivamente ridotto il proprio sostegno alla Fenice, fino a toccare un minimo storico che mette a rischio il futuro di una delle istituzioni culturali più importanti del Paese». Per la rappresentante dem una «scelta politica precisa di disimpegno. È inaccettabile che, mentre si parla di eccellenza veneta nel mondo, si tagli il supporto alla nostra principale Fondazione lirica. È necessario che con il nuovo bilancio regionale il presidente Stefani riporti il contributo ai livelli degli impegni precedenti, garantendo risorse adeguate e soprattutto strutturali». Sambo sottolinea come la tenuta del teatro sia dovuta esclusivamente allo sforzo interno - «alla professionalità e al lavoro quotidiano delle lavoratrici e dei lavoratori» - e critica il «silenzio assordante» del sindaco Luigi Brugnaro.