Scampato pericolo. Alle 18.20 le sigle degli autotrasportatori lasciano Palazzo Chigi con una bozza di intesa in tasca, dentro le misure messe sul piatto dal governo per scongiurare i 5 giorni di sciopero che, a partire da lunedì, avrebbero precipitato il Paese nel caos. Prima però di garantire che gli scaffali di supermercati, farmacie, distributori di benzina e chi più ne ha più ne metta restassero drammaticamente vuoti, “vedere cammello”. «Lo sciopero è sospeso - spiegano infatti i rappresentanti di Unatras e Legacoop lasciando l’incontro - per revocarlo attendiamo il Consiglio dei ministri», convocato mezz’ora dopo, così da accertare che quanto promesso nella riunione presieduta dalla premier in persona fosse effettivamente messo nero su bianco nel decreto a cui due ore dopo viene dato il disco verde. Un provvedimento che, oltre allo sciopero dei tir, consente di aggirare un altro rischio titanico in questa corsa a ostacoli che va avanti da tre mesi ormai, ovvero da quando Donald Trump e Benjamin Netanyahu hanno deciso di attaccare unilateralmente Teheran, innescando una crisi energetica che ha mandato in affanno l’economia mondiale.
Benzina, prorogato lo sconto Il taglio delle accise viene infatti prorogato fino al 6 giugno, evitando così che gli automobilisti, a partire da oggi, si ritrovino con diesel e verde sopra i due euro, un oltraggio per le loro tasche e un danno d’immagine per il governo. E dunque per la quarta volta in tre mesi si torna a sforbiciare, con un range che tuttavia viene limato in maniera sostanziale rispetto all’ultimo decreto: confermati i 5 centesimi al litro per la benzina, si dimezza per il gasolio, passa da 20 centesimi ad appena 10. Segno che i soldi non ci sono. Anche stavolta il taglio è il risultato di un esercizio “stana-risorse” degno di un cane da tartufo con pedigree, perché per usare l’extragettito Iva bisognerà attendere che le maggiori entrate vengano contabilizzate: il 9 giugno è la data cerchiata in rosso. Va da sé che da qui alle prossime due settimane i fondi necessari a tamponare i rincari sono stati trovati altrove, facendo di necessità virtù. Con tagli lineari che toccano anche i dicasteri, tanto che la premier, durante il Cdm (in cui, tra l’altro, è stata deliberata la presa d’atto delle dimissioni rassegnate dal prefetto Bruno Frattasi ed è stato nominato Andrea Quacivi come direttore dell’Agenzia per la cybersicurezza), ha ringraziato i ministri «per l’ennesimo sacrificio, ma ognuno di noi non può esimersi dal dare una mano».Un grazie dovuto per limitare il malcontento, anche perché non si tratta certo di bruscolini: solo le misure per tenere buoni gli autotrasportatori valgono 300 milioni di euro. A loro, nell’incontro a Palazzo Chigi, Meloni non nasconde la preoccupazione per una situazione dagli esiti imponderabili e per un’Europa che resta a guardare senza tendere la mano. «Siete un comparto fondamentale per il Paese - ha riconosciuto la presidente del Consiglio - e noi faremo il possibile per sostenervi: non siete soli. Ma dobbiamo confidare che l’Europa faccia lo stesso con noi, non resti troppo a lungo sorda alle nostre richieste. Per ora abbiamo le mani legate dall’Ue», mastica amaro. Parole a cui si accoda Matteo Salvini, tra i big presenti all’incontro. Da ministro dei trasporti non può restare silente di fronte a chi muove da un estremo all’altro del Paese, se non dell’Europa, percorrendo chilometri e chilometri sulle strade notte e giorno. Salvini rimbrotta l’Ue, a muso duro, rimarcando la necessità di derogare al Patto di stabilità per sostenere le spese energetiche «perché sarebbe semplicemente folle non farlo». Un concetto che, con toni più istituzionali, Meloni ribadisce al fianco del primo ministro irlandese Micheál Martin, incontrato a Palazzo Chigi in una giornata di cui si fatica a vedere la fine. Siamo davanti a «circostanze eccezionali al di fuori del controllo dei singoli Stati membri» e che, per la premier, «legittimano l’estensione della flessibilità, che è stata già concessa per le spese in sicurezza e difesa, anche agli investimenti necessari a far fronte alla crisi energetica. Perché anche l’energia è sicurezza per i nostri sistemi».LE SOLUZIONI PER I TIR Per ora però si va avanti da soli, continuando a rastrellare risorse. Quelle destinate agli autotrasportatori aggiungono 200 milioni ai 100 già previsti con il primo decreto. Il tesoretto per i tir sale così a 300 milioni totali, e consentirà di ripristinare il rimborso delle accise per il comparto in vigore fino a febbraio, prima dello scoppio della guerra in Iran. Valeva 26,9 centesimi su un litro di gasolio ed è stato in buona parte cannibalizzato dallo sconto generalizzato entrato in vigore a marzo, precipitando ad appena 6 centesimi. Una Caporetto per gli autotrasportatori. Che dall’incontro di ieri hanno incassato anche la riduzione da 60 a 30 giorni del silenzio assenso che fa scattare la compensazione sulle accise dell’Agenzia delle dogane, a condizione che la richiesta venga inoltrata per via telematica. E l’impegno del governo a valutare una sospensione di alcune imposte e contributi, nonché la promessa del Mef di introdurre un meccanismo che consenta di valutare, di volta in volta, l’impatto di un nuovo taglio delle accise sul credito d’imposta riconosciuto al settore.«In una fase caratterizzata da estrema incertezza - ha spiegato la premier agli autotrasportatori - è preferibile intervenire tramite misure adattabili, per natura, durata e intensità, all’evolversi della situazione internazionale. Sperando che prima o poi quest’incubo finisca». O che l’Europa finalmente le liberi le mani. «Adda passà ’a nuttata».










