Roma, 23 maggio 2026 – Il giorno dopo il sasso lanciato nello stagno da QN, la calma delle acque è solo apparente. I diretti interessati scelgono tutti il silenzio, ma per ragioni e con modalità diverse. Da una parte il Pd, che ostenta ufficialmente disinteresse per l’indiscrezione che il dado è quasi tratto, per Pina Picierno, e la vicepresidente del Parlamento europeo è ormai a un passo dall’addio. A parte i commenti nelle chat e off the record, dal Nazareno non filtra nulla. Se non un forte imbarazzo.
Dall’altra parte, poi, c’è il silenzio della stessa Picierno. Silenzio però eloquentissimo, perché nei fatti corrobora la ricostruzione del nostro giornale, ma soprattutto conferma che il disagio dell’esponente della minoranza riformista è ormai arrivato a un punto di non ritorno. "Penso e spero che rimanga", si limitano a dire altri esponenti riformisti, ma a nessuno, anche dentro al partito che sceglie di non parlarne apertamente, sfugge che "il disagio è reale" per quelle anime fondatrici del Pd ispirate da un riformismo capace di tenere insieme cultura socialista, cattolico e liberal-democratica.
A rompere il silenzio sono solo gli spettatori esterni al Pd, non del tutto disinteressati, certo. Il primo è Carlo Calenda, che con Picierno condivide una posizione netta e inequivocabile sull’Ucraina e non solo. Di prima mattina, appena l’indiscrezione di QN diventa pubblica, il leader di Azione commenta: "Pina Picierno è una delle poche personalità politiche di sinistra ad aver tenuto sempre la barra dritta sul supporto all’Ucraina e sulla necessità di costruire una difesa europea. È stata per questo minacciata e attaccata dai russi. Il fatto che dentro il Pd si viva la sua attività come un fastidio, dà la dimensione dell’avvitamento di quel partito verso il populismo pentastellato". Appunto netto e inequivocabile.







