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Gentili Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani, siete (mi permetto di dire, unendomi a tanti cittadini non di sinistra: siamo) circondati.

Voi siete formalmente al governo, ma al potere ci sono ancora gli altri. Che vuol dire «al potere»? Vuol dire nelle alte e altissime amministrazioni, in non pochi decisivi gangli istituzionali, e in un sistema mediatico che, con rare eccezioni, è puntato come un’arma contro di voi.

Non si tratta (prevengo grillini e piddini) di stilare il computo aritmetico delle percentuali di presenza dei partiti nei pastoni dei tg (circostanza rilevante essenzialmente per le mamme dei deputati che compaiono): quei numeri sono in equilibrio. E non si tratta nemmeno di esaminare a una a una le scelte (non di rado assai discutibili, pure «per colpa della destra») relative a questo o quel conduttore dell’una o dell’altra rete pubblica o privata. Questo tipo di logica non ci interessa.

Si tratta invece di capire come funzioni la «definizione dell’agenda»: quale sia il meccanismo che induce gli elettori a discutere di un certo tema, e il modo in cui poi quella questione venga concretamente trattata.