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Stefania Ulivi, inviata a Cannes

Tra gli attori in pole position Javier Bardem per «El ser querido», e le attrici Virginie Efira e Sandra Hüller. O la francese Léa Seydoux

Poche ore ancora e il palmarès di Cannes sarà svelato dal palco del Gran Théâtre del Palais du Cinema. Su cosa avrà trovato un accordo la giuria, assai composita, guidata da Park Chan-Wook (la prima volta di un regista sudcoreano) con personalità come Demi Moore, Stellan Skarsgård, Chloé Zhao, Paul Laverty, Ruth Negga? Il titolo che più ha messo d’accordo la critica internazionale — ma, ricordiamolo, le logiche delle giurie spesso seguono percorsi del tutto eccentrici — è Soudain (All’improvviso) di Ryusuke Hamaguchi. Costruito intorno ai dubbi e le battaglie della Marie-Lou di Virginie Efira, direttrice di una casa di riposo decisa a introdurre un metodo di cura all’insegna della dignità e dell’ascolto, per riempire di vita anche la fase finale di quelle degli anziani ricoverati. Gioca un ruolo centrale una regista teatrale (Tao Okamato) appassionata dell’esperienza di Franco Basaglia.

Difficile resti fuori dai premi Fatherland di Paweł Pawlikowski sul viaggio di ritorno, dopo sedici anni di esilio, di Thomas Mann e della figlia Erika nelle due Germanie del 1949, divise dalla guerra fredda ma ancora unite dalle macerie del nazismo con una Sandra Hüller che, ancora una volta, ha conquistato critica e pubblico.