L'editoriale della direttrice di iO Donna Danda Santini del 23 maggio 2026
di
Danda Santini
Quando nel 2006 uscì il film Il Diavolo veste Prada, ambientato in un giornale di moda, una troupe televisiva venne a intervistarmi per sapere se la vita nella nostra redazione fosse proprio così. Mentre spiegavo che il film era di sicuro divertente ma anche macchiettistico e i personaggi un po’ stereotipati, mi venne in mente quando durante le sfilate una collega americana, con l’aria sospettosa, mi chiese a bruciapelo: «Perché voi italiani parlate con i colleghi di testate della concorrenza?». «Perché no?», avrei risposto d’istinto, ma pensavo di non aver capito bene la domanda, e me la feci ripetere.
Ora: alle sfilate ogni Paese occupa un settore preciso. Le americane, superprofessionali e concentrate su ruolo e prestigio come le raccontava il film – look di stagione, capelli freschi di parrucchiere, unghie dipinte, denti sbiancati, tacchi e gambe nude – si siedono nel loro settore senza guardare in faccia nessuno e aspettano diritte, compulsando il cellulare o guardando fisso in avanti. Senza sfiorarsi e guai parlarsi, soprattutto se di editori diversi.






