Possiamo definire la Preliminary Regatta di Cagliari che si chiuderà domani al Poetto come un’amichevole di lusso: se fosse calcio internazionale, un torneo pre-campionato ad alto livello. È però il primo atto sulla strada dell’America’s Cup che si terrà nel luglio 2027 a Napoli, utile per mettere a punto gli equipaggi e non le barche. Perché davanti al capoluogo sardo ci sono gli AC40, ossia i fratelli minori degli AC75 che vedremo ingaggiarsi tra una quindicina di mesi nel golfo partenopeo. Sono cinque i team in gara: il defender Emirates Team New Zealand, il challenger of record inglese GB1, Luna Rossa, lo svizzero Tudor Alinghi e il francese La Roche Posay. I primi tre hanno messo in acqua due AC40, gli altri due una sola barca. A conferma che non c’è la voglia di farsi male, le regate si corrono in flotta – aspetto inedito per la classe – e domani, le prime due della classifica si affronteranno per la vittoria finale (tutto in diretta su Sky Sport). Come detto, è un test interessante più all’interno dei team che per il risultato (anche se ovviamente, il top sarebbe una finale fratricida tra i due equipaggi della nostra Luna Rossa) per creare, provare e mixare uomini e donne in vista dell’appuntamento vero. Tanto più che il nuovo regolamento ha cambiato vari elementi rispetto a quello con cui si è corso a Barcellona: cinque velisti (più un eventuale ospite) invece di otto visto che al posto dell’energia ‘umana’ prodotta dai cyclors per le funzioni della barca ora si fa ricorso alle care vecchie batterie; una donna obbligatoria tra i cinque; la possibilità di avere due stranieri nel team.Se la prima modifica va vista in chiave di abbattimento dei costi (insieme a quello fisso della barca, che consideriamo dopo) e la seconda è l’auspicata ventata rosa in un pianeta di muscolari e muscolosi, la terza sta rimescolando le carte con il felice esito di un innalzamento del livello generale. Perché se è vero che Luna Rossa ha potuto ‘acquistare’ e imbarcare il numero 1 sul mercato – il neozelandese Peter Burling, un’ America’s Cup conquistata e due difese – i rivali non sono stati a guardare. Un esempio è rappresentato da Tudor Alinghi dove patron Ernesto Bertarelli si è portato a casa il nostro Pietro Sibello (ex-olimpico di grande esperienza) e il neozelandese Phil Robertson che guida Red Bull Italy SailGP. Ma c’è un italiano anche con i britannici (Enrico Tesei), lo spagnolo più bravo del momento (Diego Botin) con i francesi e persino i detentori neozelandesi non si sono fatti problemi a pescare tra gli odiati vicini australiani: il nuovo Burling – speranza loro, ovviamente – è Nathan Outteridge. Va sottolineato un aspetto: mai come questa volta, in ogni team (compresi quello australiano e statunitense, assenti a Cagliari, ma iscritti all’America’s Cup) ci sono campioni sia con esperienza della regata sia con un passato recente di successi nelle classi olimpiche o impegnati nella campagna per Los Angeles 2028. C’è un’osmosi totale con SailGP, circuito di catamarani che viene visto come un pericoloso concorrente dell’America’s Cup quando in realtà si tratta di due sport diversi: più spettacolare e facilmente godibile dal pubblico che si siede sulle tribune e maggiormente professionistico (con tanto di ricco di montepremi) il primo; più complicata, storicamente piena di rancori e ben più prestigiosa la seconda. Ma la compattezza e la capacità dei velisti, ancora una volta, non basteranno a vincere la Vecchia Brocca: come in tutti gli sport dove esiste un mezzo, se una barca va meno forte dell’altra (l’America’s Cup è impostata sul match-race a due), a parità di condizioni meteo, è spacciata. E qui il nuovo regolamento sembra fatto apposta per i neozelandesi anche se non se ne sono accorti tutti. Gli AC75 in acqua a Napoli saranno gli stessi di quelli di Barcellona, con la possibilità di modifica in qualche aspetto.Niente rivoluzione quindi, il che rende più salda a meno di sorprese la posizione dei detentori che non solo nell’edizione 2024 avevano la barca più veloce e che stringeva meglio il vento, ma hanno una storica capacità di migliorare la parte tecnica un passetto alla volta, inesorabilmente: lo conferma un albo d’oro che li ha visti aggiudicarsi cinque volte il trofeo e arrivare quattro volte in finale nelle 12 edizioni a cui hanno preso parte. Per i principali rivali (Luna Rossa e GB1) sarà quindi già un’impresa portare le rispettive imbarcazioni al livello della Taihoro di tre anni fa, vederle inseguire un sogno da coltivare appassionatamente.