Il Messico è il paese che più di ogni altro vuole dimostrare fedeltà a Washington, o per lo meno una forte amicizia. Agli Stati Uniti, con cui condivide più di 3.000 km di confine, manda la quasi totalità del suo export, l’80 per cento. Come se non bastasse, a luglio è in arrivo la revisione del trattato commerciale nordamericano United States-Mexico-Canada (Usmca), a cui però Città del Messico giunge con l’etichetta (affibbiatagli dagli americani) di essere la porta d’ingresso delle merci cinesi verso il nord America. Per levarsela di dosso, a dicembre la presidente Claudia Sheinbaum ha approvato dazi fino al 50 per cento su oltre 1.400 voci di prodotti asiatici, dall’acciaio all’automotive, passando per il tessile, con la Cina come bersaglio implicito per lusingare il presidente statunitense Trump. E’ in questo varco che l’Europa ha creato un nuovo spazio commerciale, grazie all’ammodernamento dell’accordo tra Ue e Messico, in vigore dal 2000, siglato ieri con la firma di Sheinbaum insieme a quella dei presidenti della Commissione Ursula von der Leyen e del Consiglio europeo António Costa. Un ulteriore tassello da aggiungere alla risposta europea alle barriere doganali: meno controdazi e più apertura dei mercati. Che vuol dire, semplicemente, maggiori corridoi, alternative e opportunità commerciali per le imprese europee.Il Messico azzererà così quasi tutti i dazi residui sull’import europeo, con aperture su materie prime critiche, agroalimentare (e tutela delle indicazioni geografiche, in larga parte italiane), servizi, appalti pubblici e commercio digitale. L’Ue è già il terzo partner del Messico e l’interscambio, che nel 2025 è valso 86,8 miliardi di euro (di cui 52,9 miliardi di export europeo), è cresciuto del 75 per cento negli ultimi dieci anni. E gli stati europei puntano ad ampliarlo, con i tempi necessari, proprio dove la Cina perderà quota. L’export italiano verso il Messico, nello specifico, è stato di circa 6 miliardi l’anno scorso (macchinari, mezzi di trasporto, moda e tessile, chimica), con un surplus di 4,45 miliardi. Per l’Italia l’ammodernamento non crea un mercato da zero, che anzi ha leggermente rallentato dal record di esportazioni del 2024 di 6,6 miliardi di euro. Di certo ne accelera la crescita per gli anni a venire.La firma, però, non chiude la partita. Ma l’intesa interinale, parte dell’accordo, servirà a far scattare il prima possibile, con la decisione formale del Consiglio e senza attendere le ratifiche nazionali, il taglio dei dazi. Ma sono di certo passaggi politici e tecnici superabili, come è stato il caso dell’accordo con il Mercosur. Anzi, considerando per l’appunto quest’ultimo, la cui intesa interinale è in vigore dal Primo maggio 2026 (in America Latina i paesi stanno già battagliando sulle quote aggiuntive che seguono la regola first come, first served; chi prima arriva meglio alloggia), l’Ue ha ora una rete di accordi che copre praticamente tutto il continente latinoamericano e caraibico, con le eccezioni di Cuba, Venezuela e Bolivia (che però beneficia del sistema europeo di preferenze doganali). Proprio dove gli Stati Uniti considerano di avere la principale area di influenza.La risposta europea all’incertezza scatenata da Trump è tutta qui: un’agenda commerciale che allarga i mercati e non alza barriere controproducenti. E’ lo stesso schema è stato applicato con gli Stati Uniti, dove l’Europa ha resistito alla tentazione dei falchi che gridavano ai controdazi, chi per sovranismo e chi senza pensare alle conseguenze. L’anno scorso von der Leyen aveva siglato d’estate l’intesa di Turnberry, e martedì il Trilogo (il negoziato fra Commissione, Parlamento e Consiglio) ha chiuso il testo, che secondo fonti qualificate è destinato a passare senza problemi al Consiglio. E seppur non si sia ottenuta la clausola che subordinava automaticamente dei tagli doganali al rispetto dell’accordo da parte americana, si è riusciti comunque a incardinare il tetto del 15 per cento per la maggior parte dell’export europeo in un quadro più stabile: una scadenza fissa a fine 2029 per le preferenze concesse, e la facoltà della Commissione di sospenderle se Washington porterà acciaio e alluminio sopra la soglia pattuita.Trump ha incassato ciò che cercava e non ha più molto di cui lamentarsi. L’Europa ha messo in cassaforte la certezza del commercio e la stabilità che ne deriva, colli di bottiglia a parte. Ecco la forza del libero mercato, e nello specifico, del mercato europeo. Palla al centro.