“Chiediamo al governo di Israele di porre fine all’espansione degli insediamenti e dei poteri amministrativi, di garantire la responsabilità per le violenze perpetrate dai coloni e di indagare sulle accuse contro le forze israeliane, di rispettare la custodia hashemita dei luoghi santi di Gerusalemme e gli accordi sullo status quo, e di revocare le restrizioni all’Autorità Palestinese e all’economia palestinese”. E’ quanto si legge in una dichiarazione congiunta di Italia, Regno Unito, Francia e Germania dopo le proteste dei giorni scorsi per il trattamento degli attivisti occidentali della Flotilla da parte delle autorità israeliane e di Itamar Ben-Gvir. C’è sempre più aria di sanzioni contro alcuni ministri israeliani. Va da sé che è legittimo per l’Europa esercitare la propria moral suasion nei confronti d’Israele. Ma va da sé che qui c’è all’opera anche il famoso “razzismo delle basse aspettative”.Dove sono le sanzioni per i ministri sauditi che approvano le decapitazioni pubbliche? Dove sono le sanzioni per i ministri turchi che mettono in carcere scrittori e giornalisti in numeri da record? Dove sono le sanzioni per i dirigenti della Repubblica islamica dell’Iran, tutti liberi di entrare in Europa?Si critica e mette sotto scacco politico Israele perché è la sola democrazia in un arco che va da Casablanca a Mumbai. Bel paradosso: quanto più uno stato incarna i valori che l’occidente dichiara di difendere – stato di diritto, libertà di espressione, alternanza democratica, tutela delle minoranze – tanto più è sottoposto a scrutinio, condanne rituali e minacce di sanzioni. Israele viene sanzionato proprio perché non può essere liquidato come l’ennesimo regime tribale o teocratico mediorientale. Ehud Barak, ministro della Difesa e premier d’Israele, definì lo stato ebraico la “villa nella giungla”. E a tutti, anche ai suoi critici più militanti, piace stare dentro la villa e non fuori.