Il giorno del dolore e dell’addio. Partecipato e vissuto con dignità da tantissimi ragazzi, compresi i compagni di classe, a sorreggersi in lunghi abbracci come naufraghi, per non affondare in un mare di disperazione e a darsi coraggio intorno alla bara bianca di Adriano D’Orsi, il sedicenne fulminato da uno choc anafilattico sabato sera, dopo aver mangiato un gelato. «Il dolore di oggi che ci fa sanguinare il cuore, porta anche dei frutti. Quelli che ci ha regalati il nostro Adriano con la sua gioia, la partecipazione, la disponibilità, il sorriso perenne verso tutti e tutto. La sua è stata una morte innaturale. Non si può morire a maggio e i genitori non possono sopportare la perdita di un figlio. Però sappiate, con fede, che il nostro Adriano è stato accolto in paradiso dalla mamma di Cristo che lo ha condotto davanti a Dio».
Più che un'omelia, sono state parole di affetto quelle di don Pasquale Fioretti, l’ex parroco del santuario di San Benedetto, che ha visto crescere Adriano D’Orsi nell’oratorio della chiesa e che ancora frequentava. È stato lui a concelebrare il rito funebre insieme al reggente del santuario don Raffaele Ferrare e altri due parroci di Casoria, davanti a circa cinquecento persone, stipate fino ai piedi dell’altare, mentre lo stesso numero di persone, ha partecipato alla messa grazie agli altoparlanti sull’ampio sagrato. Tanti gli adulti, perché la tragica fine di Adriano ha colpito al cuore le famiglie di Casoria. La salma è arrivata davanti al santuario poco prima delle quindici, tra due ali di folla silenziosa, che si è sciolta in un applauso spontaneo, per liberarsi dall’angoscia del silenzio opprimente. A sorreggere la bara, Antonella Esposito, la mamma di Adriano e Mauro il papà, entrambi disperati, distrutti, attoniti, consci che quelli erano gli ultimi istanti con il figlio. I genitori del sedicenne, sono stati letteralmente sommersi dagli abbracci ad ogni passo, ad ogni respiro. Non appena la bara, sormontata da un fascio di fiori bianchi è da una maglietta del Napoli, quella di Oliveira, è stata appoggiata ai piedi dell’altare, gli amici hanno formato un cerchio intorno al feretro, quasi a proteggere il loro amico, di sicuro inconsciamente a evitare che se lo portassero via per sempre. Sul lato dell’altare la bandiera della scuola frequentata da Adriano D’Orsi, l’Istituto nautico duca degli Abruzzi a Bagnoli, intorno alla quale c’era una fortissima rappresentanza degli alunni e quelli della terza A la classe di Adriano, che alla fine funzione religiosa, hanno letto una lettera commovente, ricordando Adriano e tutte le sue qualità, augurandogli un “buon vento”, come capitano di quella nave che nei suoi progetti di vita, un giorno avrebbe comandato sul serio e mantenere la promessa fatta alla mamma di portarla a vedere tutto il mondo. L’uscita della bara è stata salutata dal lancio di palloncini bianchi e azzurri e accompagnata dalla colonna sonora delle canzoni del cuore di Adriano e dagli ultimi struggenti abbracci alla bara dei genitori fino al carro funebre. Poi è tornato il silenzio, la disperazione e una domanda: perché?









