Il delitto di Palau.23 maggio 2026 alle 00:10L’ex compagna: «Additata e umiliata avevo paura di uscire di casa»

«Mi ha ingannata, è vero. Emanuele Ragnedda mi ha ingannata. Mi ha solo fatto del male. Non ho più rapporti con lui dal 24 settembre dell’anno scorso e va benissimo così»: Rosa Maria Elvo, per tutti Rosa, smette di piangere quando parla dell’uomo accusato di avere ucciso Cinzia Pinna. Al posto delle lacrime c’è una collera contenuta quando indica l’uomo che, dicono le indagini, l’ha portata dentro la stanza del delitto raccontandole un sacco di bugie e l’ha trascinata nell’inchiesta aperta sull’omicidio. Ieri mattina Rosa Elvo (51 anni, ristoratrice) ha scelto il suo posto di lavoro, in una giornata di pieno sole a San Pantaleo, per parlare di quello che le è successo negli ultimi otto mesi, per raccontare la fine di un incubo. E come ha detto il suo difensore, Francesco Furnari, per spiegare che cosa significa essere condannati prima di una condanna.

«Grazie San Pantaleo»

Il tema non è l’inchiesta, non è lo stralcio della posizione della donna in vista di una richiesta di archiviazione, non sono i risultati della relazione biologica del Ris che tolgono Elvo dalla scena del crimine. Il tema è quel poco che passa da una vita ordinaria a diventare preda fragile e isolata per i lapidatori della bestiale arena dei social. È sufficiente rispondere alla telefonata sbagliata.