"Sono stata ingannata da Emanuele Ragnedda e solo ora sto realizzando che questo incubo è finito. Faccio ancora fatica perché l'impatto è stato forte e sicuramente questa situazione mi lascerà segnata". Con la voce incerta a parlare è Rosa Maria Elvo, ristoratrice di San Pantaleo, durante un incontro con la stampa organizzato dal legale difensore Francesco Furnari nel suo locale. La donna è finita sulle pagine di cronaca perché indagata dalla Procura di Tempio Pausania nell'ambito delle indagini sull'omicidio di Cinzia Pinna, la 33enne di Castelsardo uccisa con tre colpi di pistola al volto dall'imprenditore del vino di Arzachena e reo confesso, Emanuele Ragnedda, la notte tra l'11 e il 12 settembre del 2025 all'interno della sua tenuta Concaentosa tra Palau e Arzachena, in Gallura. La pubblico ministero Noemi Mancini nei giorni scorsi, a seguito della consegna dei risultati degli esami e rilievi effettuati dagli specialisti del Ris di Cagliari, ha avanzato la richiesta di archiviazione per Rosa Maria Elvo, compagna di Ragnedda all'epoca dei fatti e accusata di favoreggiamento insieme con il manutentore Luca Franciosi.

"Attendiamo la decisione del giudice, non abbiamo ancora una data dell'udienza ma non credo che sussistano motivi per non accogliere questa richiesta della pm - ha affermato l'avvocato Furnari - Sappiamo per certo che c'è l'esclusione delle tracce biologiche della mia assistita sulla scena del crimine".