Adue mesi dal suo arresto e dalla sua confessione, avvenuta nella caserma dei carabinieri di Palau il pomeriggio del 24 settembre scorso, Emanuele Ragnedda è stato interrogato in carcere a Bancali dove si trova recluso, dal pubblico ministero Noemi Mancini che insieme con il procuratore della Repubblica di Tempio Pausania indaga sull'omicidio di Cinzia Pinna, la 33enne di Castelsardo uccisa dall'imprenditore nel casolare della sua tenuta di Concaentosa tra Palau e Arzachena, in Gallura, la notte tra l'11 e il 12 settembre.

Secondo quanto appreso, l'uomo, difeso dal legale Luca Montella, avrebbe ribadito la sua versione dei fatti, affermando di averle sparato tre colpi di pistola al volto per difendersi da un'aggressione.

Versione già raccontata agli inquirenti al momento dell'arresto e davanti al giudice per le indagini preliminari Marcella Pinna, quando sul volto di Ragnedda comparivano segni di tagli ai lati della bocca che l'uomo avrebbe attribuito ad un coltello impugnato da Cinzia Pinna e usato su di lui.

Una versione che, per gli investigatori, non sta in piedi e che potrebbe essere smentita dai risultati delle analisi e sopralluoghi del l'anatomopatologo sia sul corpo della vittima che sul luogo del delitto, consumatosi all'interno del casolare su un divano poi portato fuori nella veranda e ripulito prima di essere sostituito da uno nuovo acquistato in un negozio di arredamento di Arzachena il giorno successivo all'omicidio.