Verso il voto 23 maggio 2026 alle 00:15Desulo contro l’incubo spopolamento scommette su turismo e artigianato

Lassù tra i monti sono rimasti in 2005, ma in migliaia sono sparsi in ogni angolo di Sardegna e oltre, dagli appennini alle Ande. Desulo è fatta di genti laboriose, di pastori, artigiani, ristoratori. È il commerciante che tiene aperto quando sarebbe più conveniente chiudere. Il cuore del paese è nei dieci forni che producono il pane tradizionale, nelle possessorio custodi della tradizione, nel prosciutto e nel torrone. Desulo è neve e castagne. Una spina dorsale fatta di piccole imprese e orgoglio, a cui servirebbe tecnologia e internet veloce. La campagna elettorale sul tetto dell’Isola è una tonnara in cui la rete si stringe man mano che si avvicinano le urne. I capo barca sono due. Gigi Littarru, 55 anni, militare dell’Areonautica, ex sindaco sconfitto cinque anni fa da Gian Cristian Melis, guida Desulo nel cuore. Alessandra Peddio, 55 anni, presidente della Pro Loco è al timone di Radici e futuro.

La priorità

Arginare la diaspora è una priorità, chiunque vinca la battaglia. «Servono lavoro e servizi, aggiornare il Puc, sbloccare i bandi sul recupero delle case di Asuai, Ovolaccio e Issiria – sostiene Peddio –. Difendere l'istituto alberghiero e sostenere chi già lavora togliendo burocrazia e curando internet e strade rurali. In un paese si resta quando ci sono opportunità reali, non promesse». Littarru è convinto di poter invertire la direzione. «Dobbiamo creare condizioni per vivere qui a partire dai servizi, opportunità per i giovani, sostegno alle famiglie e alla genitorialità, attenzione alle attività esistenti e spazi per chi vuole costruire qualcosa. Ma soprattutto dobbiamo restituire la fiducia di credere in un futuro a Desulo, come quelli che nella nostra lista sono partiti e rientrati». La campagna elettorale si fa porta a porta, a s’antiga. Velenosa e tesa, inutile negarlo. Ed è battaglia senza esclusione di colpi sui social. I paesani lontani il paese vorrebbe riabbracciarli tutti. «Per me chi vive fuori non è “fuori” – osserva Peddio –. Rimane parte della comunità. I tantissimi che studiano, lavorano o vivono altrove e che hanno competenze, idee e un forte legame col paese. Dobbiamo creare occasioni vere di partecipazione, richiamarli e ascoltarli, coinvolgerli, usare anche la tecnologia per farli sentire presenti e valorizzare ciò che possono portare. Desulo deve diventare un paese che non perde i suoi figli quando partono».