Uno dei riconoscimenti annuali del Commonwealth Short Story Prize è andato, per l’area caraibica, al racconto The Serpent in the Grove (Il serpente nel bosco), firmato da Jamir Nazir, scrittore sessantunenne di Trinidad e Tobago, e pubblicato su «Granta», una delle riviste letterarie più prestigiose che conosciamo. Poco dopo la pubblicazione, qualcuno ha avanzato il sospetto che il racconto fosse stato generato dall’intelligenza artificiale. Il dubbio è sorto in seguito al riscontro di una serie di tic stilistici e metafore senza senso.

La conferma è arrivata con cautela da Pangram, un rivelatore di AI. Alla sentenza (provvisoria), Pangram ha aggiunto scherzosamente: «Dai, se lo sai lo sai». A buon intenditor... D’altra parte i responsabili di «Granta» hanno ammesso che non solo non sanno, ma disperano di saperlo, ritenendo che non resta altro che affidarsi alla buona fede e alla correttezza degli autori (i concorrenti del Commonwealth hanno dichiarato preventivamente che non avrebbero fatto uso di AI). La stessa giuria, del resto, aveva definito il (presunto) testo di Nazir un’opera «dal tono sobrio e dalla pacata autorità». Non proprio una motivazione entusiasmante, ma quanto bastava a riconoscerne il (un) pregio.