È caos sul vincitore di uno dei premi letterari più prestigiosi del momento, il Commonwealth Short Story Prize, assegnato al racconto The Serpent in the Grove, scritto dall’autore Jamir Nazir. L’opera, ambientata nella zona rurale di Trinidad, segue le vicende di “un contadino in difficoltà, una giovane moglie costretta al silenzio e un boschetto che sembra ricordare ciò che gli esseri umani cercano di seppellire”. Una storia travagliata, che ha conquistato la commissione del premio, ma non il pubblico. Nei giorni successivi alla pubblicazione del racconto sulla rivista Granta, infatti, lettori ed esperti del settore hanno accusato l'autore del racconto di averlo generato con l’intelligenza artificiale, sollevando non poche polemiche sulla scelta di assegnare un premio letterario di rilievo a un’opera che potrebbe non essere stata scritta da un autore in carne e ossa.Le critiche”In una sorta di test di Turing, sembra che un racconto generato al 100% dall'intelligenza artificiale abbia appena vinto il Premio del Commonwealth per la regione dei Caraibi ‘per la sua precisione lirica e l'atmosfera suggestiva; il racconto si è distinto per la sicurezza e la sobrietà della sua voce’”, ha commentato su Bluesky Ethan Mollick, docente dell’Università di Pennsylvania, citando il risultato di Pangram, un software in grado di identificare se un testo è stato scritto da una macchina o da un essere umano. E come lui, altre decine di lettori ed esperti di tecnologia non hanno perso l’occasione per etichettare The Serpent in the Grove come un’opera prodotta dall’intelligenza artificiale. Un ex dipendente di Palantir, per esempio, ha pubblicato su X un post in cui sottolinea come il racconto sia pieno di “indizi di una scrittura generata dall’AI”, inclusa una serie di frasi costruite secondo lo schema “non x, ma y”, oramai riconosciuto come caratteristico dei chatbot.A sollevare dubbi sulla reale paternalità dell’opera all’autore, poi, sono arrivati anche alcuni magazine internazionali. Gizmodo, per esempio, ha messo in evidenza alcuni passaggi che è difficile non attribuire all’opera di un’intelligenza artificiale: “Fuori, il piccolo Puttie – un bambino di tre anni, abbronzato, dagli occhi vivaci – rincorreva un pollo nel cortile tra la polvere, con una risata che sembrava acqua che scorre sui ciottoli”. Il testo, come è facile notare, pullula di alcuni clichè caratteristici dell’AI, come i trattini utilizzati come segni di punteggiatura o l’uso di metafore tutt’altro che realistiche (e comprensibili).Le giustificazioniIl caos sollevato in rete ha costretto subito la Commonwealth Foundation, che presiede l’organizzazione del premio, e l’editore di Granta a intervenire sulla scelta di nominare Jamir Nazir come vincitore. Dal canto suo, la Fondazione ha fatto sapere di non aver utilizzato alcun software AI per verificare se davvero le opere in concorso fossero state scritte da autori in carne e ossa, considerando che fornire i testi all’intelligenza artificiale avrebbe suscitato “notevoli preoccupazioni in merito al consenso e alla proprietà artistica”.D’altronde, per poter partecipare al concorso in questione, tutti gli autori “hanno dichiarato personalmente di non aver utilizzato l'AI”, e i membri della commissione sembrerebbero essersi accontentati di questa dichiarazione. “Fino a quando non emergerà uno strumento o un processo adeguato per rilevare in modo affidabile l’uso dell’AI, in grado anche di affrontare le sfide relative al mondo della narrativa inedita, la fondazione e il premio per il racconto breve del Commonwealth devono operare sul principio della fiducia”, ha commentato Razmi Farook, direttore generale della Fondazione.Granta, invece, si è limitata a dichiarare di non aver alcun controllo sui racconti vincitori del premio, e anzi di averli pubblicati solo in merito a un accordo con la Commonwealth Foundation. “È possibile che i giudici abbiano ora assegnato un premio a un caso di plagio da parte dell’intelligenza artificiale – non lo sappiamo ancora, e forse non lo sapremo mai - ha dichiarato Sigrid Rausing di Granta -. C'è tuttavia una certa ironia nel fatto che, al di là delle intuizioni umane, sia proprio l'intelligenza artificiale lo strumento più efficiente di cui disponiamo per individuare ciò che è generato dall'intelligenza artificiale. Fino a quando la Commonwealth Foundation non giungerà a una conclusione definitiva, manterremo questi articoli sul nostro sito web”. Per il momento, quindi, Nazir sembra ancora detenere il premio istituito dalla Fondazione. Ma non è detto che la situazione rimarrà invariata, considerando che presto potrebbe essere accusato di aver utilizzato l’intelligenza artificiale per uno dei suoi racconti più premiati. Oppure di scrivere come un chatbot.