Dovrei subito confessare che i miei anni Novanta sono durati molto meno di un decennio. Perché a Scauri, in provincia di Latina, gli anni Ottanta sono finiti più o meno nel 1996 – le spalline non erano state dismesse dalle giacche, dopo scuola, quando ci vedevamo tutti insieme, cucinavamo pennette con panna e prosciutto cotto e, talvolta, anche il risotto con le fragole e la vodka, e dal 1996, anno in cui mi sono iscritta alla facoltà di Matematica dell’Università Federico II di Napoli, non ci sono stati davvero anni, perché in quel dipartimento, come in quello di Fisica, il tempo sembrava sospeso, velocissimo quando si trattava di seguire le evoluzioni di certe ricerche, lentissimo quando toccava impostare un problema per cercare di risolverlo. Tuttavia, nonostante ritardi e sospensione, c’era qualcosa che – grazie al cielo! – mi impediva di vivere impermeabilizzata al presente. Questo qualcosa sono stati i prodotti culturali e gli oggetti.

In questo articolo, immagini dal progetto Echo in delirium della fotografa Éva Szombat, dedicato agli oggetti anni 90.

Il decennio degli anni Novanta si apre, per me, con la pubblicità progresso per l’Aids. Se lo conosci lo eviti, se lo conosci non ti uccide. Persone che vanno alle feste, persone che fanno l’amore con una o più persone. Persone che si iniettano droga in vena. Persone allegre che tuttavia, in questa allegria, diffondono un morbo che non sempre sarebbe stato possibile cronicizzare. Insieme alla pubblicità progresso si diffonde l’idea che scopare sia rischioso, dunque l’adolescenza della mia generazione è la prima della storia umana – è una iperbole, certo – a vivere il corpo dell’altro come un pericolo prima che un’occasione. Nel 1991 muore di Aids Freddie Mercury. Nel 1993 esce Philadelphia di Jonathan Demme, dove Tom Hanks interpreta un avvocato gay che lavora in un grande studio a confronto con pregiudizi e malattia. Avevo pianto molto, soprattutto, grazie all’aria finale cantata dalla Callas, ho ascoltato l’Andrea Chénier. Nel 1994, nel mese di gennaio, Silvio Berlusconi scende in campo, inaugurando una nuova fase politica e linguistica della storia italiana. Io, come molti miei coetanei, sentivo le canzoni inglesi e cercavo di imparare la lingua, non sempre era facile, ma tutti o quasi possedevamo un registratore che riproduceva e incideva nastri, e così, gli anni Novanta sono stati il grande momento delle compilation. Era delle compilation che si conclude con la diffusione dei lettori portatili di cd, quando finalmente si riesce a mettere a punto un sistema anti-salto.